Ho sempre atteso ed accolto i dischi della Dave Matthews Band con la trepidazione che si deve alle migliori novità, in grado di portare una fresca brezza su luoghi da tempo immobili. Proprio questa capacità di interpreare e di improvvisare la tradizione è lo spirito che ha contraddistinto la band e che l’ha portato a essere paragonata, senza tanto azzardo, ai Grateful Dead. Una pausa di tre anni, colmata con concerti e dischi dal vivo, separava “Everyday” dall’ultimo album in studio e questo lasso di tempo faceva sperare in qualche nuovo sviluppo delle cifra stilistica del gruppo, ma stavolta lo stupore si è mescolato con un po’ di amarezza.
Certo, sapere che questo cd è lo sfogo liberatorio dalla crisi depressiva in cui era caduto Dave Matthews, ci fa apprezzare ancora una volta il coraggio di questo artista, molto meno buonista in realtà di quanto dica la sua somiglianza con Forrest Gump. Ma il bisogno di spiegazioni e di giustificazioni implica già che questo disco fatica a reggersi sulle sue gambe. Ciò che manca è proprio l’impronta strumentale della band, in particolare del sax e del violino, marchio inconfondibile almeno fino ad ora di ogni lavoro e di ogni concerto.
“Everyday” è un bel disco, Dave Matthews non ha smarrito la qualità della sua scrittura, ma più volte durante l’ascolto mi sono ritrovato a provare lo stesso disagio che avevo avvertito all’uscita di “Tunnel of love” di Springsteen: è un lavoro più personale, che, proprio come quello del Boss, è frutto di scelte che non convincono.
Solo a tratti si percepisce che a suonare è una grande band, una delle migliori in circolazione: non mancano le grandi canzoni, come “The space between” o “If I had it all”, ma è difficile non immaginarle squarciate a metà dalle liberazioni del violino di Boyd Tinsley o trascinate dalla voce crescente del sassofono di Leroi Moore.
La produzione di Glen Ballard ha portato un maggior uso della chitarra elettrica, che non riesce però a produrre la stessa istintività e intensità. Brani come “Dreams of our fathers” e “Mother father” hanno dei buoni attacchi, ma finiscono come cominciano senza sussulti e non basta riempire i bridges di suoni da FM o aumentare la quantità del soul qua e là.
“Everyday” si ascolta bene tutto d’un fiato, magari in autostrada, ma difficilmente si torna su qualche brano per coglierne svolte o passaggi.
L’impressione è che Dave Matthews stavolta si sia limitato a dare forma alla sua ispirazione senza scavare nella struttura delle canzoni: una scelta forse commerciale o forse emotiva, ma che non cancella il rammarico per quell’album registrato con Steve Lillywhite che forse non sentiremo mai.
DAVE MATTHEWS BAND DISCOGRAFIA:
REMEMBER TWO THINGS
1993, BAMA RAG RECORDS
UNDER THE TABLE AND DREAMING
1994, BMG
CRASH
1996, BMG
LIVE AT RED ROCKS, 8.15.95
1997, BMG
BEFORE THESE CROWDED STREETS
1998, BMG
LIVE AT THE LUTHER COLLEGE
1999, BMG
LISTENER SUPPORTED
1999, BMG
EVERYDAY
2001, BMG
Track List: