L’ultima prova in studio della band risale al 2005 con il dimenticabile album 'Stand Up', caratterizzando un esordio di millennio piuttosto mediocre, basti ricordare l’altro passo falso di 'Everyday' (2001). D’altra parte alla fine del 1999 la band aveva già venduto più di 15 milioni di dischi e non si poteva pretendere si abbandonasse l’interesse alle charts. Questo lavoro conferma l’attitudine, risultando il quinto album consecutivo che debutta con una vendita di 400.000 copie nella prima settimana!! Nessuno vuole sostenere l’equivalenza un po’ bacchettona tra successo commerciale e scarsità di proposta artistica ma forse vale la pena ridimensionare certi toni trionfalistici dell’ultima critica, pur nel massimo rispetto dell’altissimo livello professionale dell’ensemble in questione. L’album esce dopo la morte del sassofonista LeRoi Moore, pilastro della band che si ascolta nel primo brano ('Grux'), relativo ad una session riprodotta così come venne, interrotta alla pari della giovane vita del musicista. Anche il titolo è in parte dedicato a lui, essendogli attribuito il nomignolo di GrooGrux King a richiamo della verve e della vitalità della persona. La band ha infatti una meritata fama di jam group dal vivo, con grandi capacità di improvvisazione e di confidenza con molti generi, dal rock al jazz, dal pop al folk, dal blues al soul. Purtroppo jam e impro sono scarsamente presenti nei brani che seguono, tutti molto curati e a tratti sovraprodotti con un’evidente attenzione alla fruibilità immediata; l’arrangiamento di 'Shake Me Like A Monkey', il ritornello di 'Funny The Way It Is', le entrate di chitarra in 'Dive In', il timbro alla Knack di 'Why I Am' e il canto di 'You & Me' sono una prova di ciò. Phish e Grateful Dead sono qui tranquillamente dimenticati, ci si avvicina più agli Spin Doctors o agli aspetti più approcciabili dei Blues Traveller, con alcuni richiami ai Pearl Jam nei migliori momenti di sobrietà ('Squirm'). Peccato perché i testi della canzoni rivelano sensibilità ed attenzione a temi tutt’altro che 'gastronomici'; si parla di guerra, del disastro di Katrina, di amori difficili, dell’amico scomparso. Purtroppo la musica appare schizofrenica rispetto a questi elementi e ne cancella completamente l’evocazione. Restano le indiscutibili capacità professionali del combo ed una produzione comunque non barocca che rende il disco piacevole, certamente in risalita rispetto alle precedenti prove del 2000 e confermando soprattutto che … è meglio ascoltare la DMB dal vivo.
Track List: