12/12/2005 | di Christian Verzeletti
Il suo prossimo disco dovrebbe essere basato su un progetto elettronico elaborato con l’aiuto di Pro Tools e nel frattempo lui ha già pubblicato un nuovo album, “Keystone”, che propone delle ipotetiche colonne sonore per film muti: questo tanto per dire quanto il campo di ricerca di Dave Douglas sia vasto e ardito.
Noi però facciamo un passo indietro all’inizio di questo 2005 ovvero alla pubblicazione di “Mountain passages”: il disco ha una sua particolarità specifica perchè è stato commissionato dal festival “I Suoni delle Dolomiti” (www.isuonidelledolomiti.it), una rassegna di musica ad alta quota che da anni ha il merito di portare sulle montagne trentine artisti di fama internazionale, non solo jazz.
Douglas ha registrato questo disco al Festival di Vancouver, ma lo ha eseguito per la prima volta proprio sulle nostre montagne nell’agosto del 2003. Si tratta di una sfida in ogni senso alta, che un musicista come lui non deve aver avuto problemi ad affrontare, al punto che ha poi deciso di pubblicarla con la sua neonata etichetta Greenleaf Music. Se a questo si aggiunge anche il fatto che il padre dell’autore, deceduto poco dopo le due date del Rifugio Brentei e al Rifugio Boè, era un appassionato di jazz e di montagna, si può immaginare la partecipazione con cui questo progetto è stato concepito e inciso.
È proprio un senso di raccoglimento che caratterizza il disco, ponendolo come una continuazione di quel cammino umanitario che Douglas porta avanti da tempo e di cui abbiamo trovato traccia anche in “Mountain passages” (2004): rispetto al precedente questo lavoro risulta più armonioso e meno tormentato, probabilmente perché lo stesso autore al momento della composizione si poneva la montagna col suo ambiente e le sue sensazioni come fonte d’ispirazione.
Accompagnato dal quintetto Nomad, con Michael Moore (sax e clarinetti), Peggy Lee (violoncello), Marcus Rojas (tuba) e Dylan Van Der Schyff (batteria), Douglas continua a muoversi nel jazz come un antropologo alla ricerca delle sfumature e dei significati che intersecano il genere. La tromba leva alto il suo respiro sia che soffi calma e devota in “Family of the Climber” sia che avanzi al passo di un’orchestra in “Gnarly Schnapps”.
È una musica da camera che la sensibilità dei musicisti rende toccante come fosse viva, suonata davvero all’aperto: ne sono esempi l’adagio di “North Point Memorial”, lo struggere di “Purple Mountains Majesty” e i lamenti di “Bury Me Standing”. Gli strumenti poi si trovano rispondendo ai loro stessi echi anche quando sono spinti dal ritmo di una banda in bilico tra swing e dixie.
Per quanto lo abbiamo recuperato e recensito in ritardo, “Mountain passages” è un disco su cui tornare. Magari anche per scoprire quali eventi si possono manifestare tra le nostre montagne.
Track List: