S.C.O.T.C.H.<small></small>
Italiana − Canzone d`autore − Pop-rock

Daniele Silvestri

S.C.O.T.C.H.

2011 - Sony Music
03/06/2011 - di
Tempi moderni. Di relazioni in bilico, di precariato lavorativo-esistenziale che allontana dallo “Stivaletto” (Precario è il mondo). Tempi di ritmi metropolitani snervanti, di nostalgie di chat per cui si è persa quella “cazzo di password”, tempi di affitti da pagare, di invettive, di interrogativi su un presidente che avrebbe bisogno di “una penna disonesta, che mi legga nella testa e che se sbaglio lo impedisca”, “una biro che si guasta o che si impunta per protesta, che piuttosto mi ferisca questa mano destra” (Monito®).

Daniele Silvestri
ce li racconta con la consueta leggerezza che inietta la sua amarezza come un rivolo sotterraneo di ironia, più che come diluvio di rabbia o satira, o che lucida traversie e difficoltà con grazia disillusa e acuta.

Giunto al suo settimo album, il cantautore romano veste questa sua attitudine di suoni multiformi che mostrano una cura qualitativa ancora maggiore del solito: l’eclettismo vocazionalmente pop della sua musica non si ferma ad una varietà di ambientazioni sonore piacevoli, ma possiede lo spessore calorosamente reale dell’elaborazione in presa diretta dei suoni da parte di musicisti di esperienza. Alla band storica di Silvestri si è aggiunta d’altronde una nutrita schiera di ospiti di grande valore, ad alimentare i molteplici colori e sapori dell’album.

Immerse in un linguaggio che ha l’immediata semplicità del quotidiano e l’estro di giochi verbali e fonici, le canzoni di questo disco passano dai colori suadenti dei fiati e della ritmica oscillante tra blues e funky di Fifty-fifty alla notte jazzata e alla malinconia assorta di In un’ora soltanto, con la classicità elegante e dolorosa degli archi dei Solis String Quartet, dal sapore folcloristico (tra canto popolare italiano e Sudamerica) della cover gaberiana Io non mi sento italiano, alle distorsioni corpose e sapide di Monito®, tra rock à la Lenny Kravitz e effetti quasi big beat. E ancora il disco dispensa pomposità divertenti da giostra apparentemente spensierata, ma intrinsecamente drammatica ne L’appello (con i cori di Pino Marino e Diego Mancino, come Cos’è sta storia qua), incentrata sul mistero dell’agenda rossa di Paolo Borsellino scomparsa, o si rifugia nell’intimità raccolta e pensosa del piano di Stefano Bollani nella conclusiva Questo paese.

Si addomesticano al jazz persino i suoni di sistema del computer nella versione “informatica” de La gatta di Gino Paoli, trasformata in La chatta, con tanto di telefonata al cantautore genovese, che poi diventa ospite della canzone; un piano toccante e minimale è invece protagonista de Le navi, mentre con tanto di cameo di voce filtrata e distante di Bunna (Africa Unite) Silvestri non si fa mancare neanche una title-track reggae, conclusa da momenti recitati da brivido di Peppe Servillo e Andrea Camilleri. E c’è infine l’impronta ritmica e stilistica di Niccolò Fabi, co-autore e co-interprete con acuti lievi e struggenti di Sornione.

Lo scotch mette insieme Acqua che scorre, scritta e cantata con Diego Mancino e Acqua stagnante, splendido brano con i tipici bassi dolenti silvestriani dedicato all´amore come dipendenza e peso da cui scappare in un facile che non è affatto meglio; esso combina i pezzi di storie strappate che si possono raccontare ma non ricomporre e chiude gli scatoloni di partenze obbligate. Lo scotch tiene insieme nel disco stanze ormai vuote e affetti o vite da (ri)collocare, una profondità che non sa strepitare, il dolceamaro che la cela in forme lievi, nonché suoni di variegata bellezza, che contaminano e declinano il cantautorato in modo raffinato e personale. In brani da custodire per riflettere.

Track List

  • Le Navi
  • Sornione
  • Cos’è Sta Storia Qua
  • Fifty-Fifty
  • Acqua Stagnante
  • Precario E’ Il Mondo
  • La Chatta
  • Io Non Mi Sento Italiano
  • Monito®
  • Ma Che Discorsi
  • Acqua Che Scorre
  • Lo Scotch
  • L’Appello
  • In Un’Ora Soltanto
  • Questo Paese

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