15/01/2012 | di Gianni Zuretti
Nella vita di un musicista i cambi di rotta avvengono di solito in età matura oppure a fronte di insuccessi, invece per Daniele Ronda, ventottenne artista piacentino, l’esigenza di “cercare la propria strada” si è manifestata molto presto; a soli sedici anni aveva iniziato a comporre musica e testi per altri cantanti di fama nazionale ed internazionale (su tutti Nek, Di Cataldo, Mietta) indirizzandosi così verso una brillante carriera d’autore. Ma Ronda, oltre a saper scrivere canzoni pop di buon valore, possiede anche una voce importante e, acquisita forse la consapevolezza di essere artista completo, si è chiuso in studio per lungo tempo componendo e registrando, anche da interprete, decine di canzoni che ora sono pronte per costituire almeno due album dei quali questo Daparte in folk è, nelle intenzioni sue e dei suoi co-produttori Jonny Malavasi e Alessia Auriemma, quello che dovrebbe costituire la consacrazione come cantautore.
La vena pop si è leggermente affievolita, pur non scomparendo del tutto, mentre hanno preso il sopravvento le forme di un folk rock classico e ha fatto capolino con grande autorevolezza in due pezzi la canzone in dialetto piacentino. Bisogna ammettere che il risultato, nel suo complesso, è davvero degno di nota, Ronda sfodera testi di introspezione e disincantata osservazione del mondo che sono sempre più vicini alla canzone d’autore nel senso tradizionale del termine, le melodie sono accattivanti e la voce è potente, calda, ricca di nuance pastello che lo segnalano come cantante di sicuro avvenire.
Lo aiutano nell’impresa musicisti importanti e davvero essenziali nell’economia del disco, come Davide (Billa) Brambilla, (Van De Sfroos, Ruggeri, Mirò) le cui incursioni al pianoforte, hammond e diamonica arricchiscono e nobilitano il suono in tre brani ma anche le corde di Cristian Rocco (chitarre e mandolino), mentre la fisa di Sandro Allario e il violino di Gianluca Visalli, rendono evocativi i passaggi più folk del disco. Poi ci sono i duetti con lo stesso Davide Van De Sfroos nella stupenda Tre corsari, una canzone che può diventare un hit e quello toccante con Danilo Sacco (Nomadi) in Figli di Chernobyl (inno della Onlus SoleTerre) che decreta anche l’impegno di un ragazzo il quale mostra una sensibilità rara perchè ritiene, come conclude nella bella nota finale del libretto, Daparte non si mette solo quello che si vuole nascondere ma anche ciò che si desidera proteggere.
Come dicevamo in apertura c’è spazio per due canzoni in dialetto piacentino, La nev e ‘l sul riproposta in chiusura in italiano, quasi una foto e il suo negativo, intelligente confronto che ci permette di avere la misura di quanta forza evocativa e nostalgica possa avere il dialetto se usato per esprimere sentimenti e ricordi profondi legati alla propria terra, compreso un amore difficile o, come in ‘M l’avan ditt, magari per ricordare i consigli di vecchi amici circa le delusioni che la vita ti può riservare.
Daniele Ronda aveva imparato l’arte da giovanissimo e, appunto, l’aveva messa Daparte, ora l’ha fatta sua con convinzione e siamo certi ne farà buon uso. Sarà il dialetto (opzione molto interessante) il passo seguente? Artista da seguire con grande attenzione.
Track List: