Cracker - Forever

Cracker

Forever

2002 - BACK PORCH

30/09/2002  |  di Christian Verzeletti

I Cracker hanno sempre suonato un classico rock americano, a tratti anche roots, ma, sin dalla nascita, si portano dentro qualche gene anomalo. Non per niente il loro leader, David Lowery, era la mente di un gruppo bizzarro come i Camper Van Beethoven, una delle poche bands capaci di distinguersi nella piattezza del rock anni ´80.
Più che guizzi di fantasia vera e propria, dalla mente di Lowery (anche attore, oltre che produttore di Joan Osborne, Sparklehorse, Counting Crows) è derivata un´attitudine irriverente, che, unità alla sapiente duttilità del chitarrista Johnny Hickman, ha prodotto negli anni frullati di musica americana di buon gusto e anche qualche disco d´oro. Oggi i Cracker sono dei cowboys svezzati e sfacciati, abituati alle strade urbane come ai cappellacci a larghe tese.
"Forever" è il loro settimo disco e propone tutte le ambizioni e ispirazioni del gruppo in una versione aggiornata. Se da una parte ci sono brani che risalgono a un certo rock alternativo, in bilico tra Paisley Underground e il mainstream, dall´altra la tendenza si sposta verso il pop, verso commistioni commerciali con suoni elettronici e accenni funky: il risultato è tanto accattivante quanto contraddittorio. In una parola, come dicono gli americani, "gorgeous", ovvero qualcosa che riesce a far presa con sfacciataggine, senza nemmeno nascondere leggerezza e grossolanità. Sia chiaro, il suono è sempre ben elaborato, strizza l´occhio al low-fi come al cantautorato, e finisce per piacere, anche quando non lo si vorrebbe ammettere.
Pezzi come "Brides of Neptune" e "Shine" si distendono su tinte sfuocate, con tanto di organo e archi, portandosi dentro sempre un lato kitsch, che prende il sopravvento più avanti: "Superfan" è in bilico tra il brit-pop e "Paperback writer" dei Beatles, "Don´t bring us down" e "Ain´t that strange" sono le classiche canzoni spensierate da FM americane, "Miss Santa Cruz country" cambia abilmente forma alle alienazioni del grunge, e la conclusiva "What you´re missing" addirittura zompa saltellante tra il rap e il funky, con tanto di battimano.
Nonostante ospiti anche illustri come Mark Linkous (Sparklehorse), ogni pezzo risulta episodico, anche quando mira in profondità tenendo i suoni in equilibrio tra le chitarre arrugginite di Neil Young e il rock minore di gente come Steve Wynn e Chuck Prophet ("Forever", "One fine day").
È come se i Cracker si fossero messi in testa di dimostrare tutto quello che sanno fare, confezionando però un album che suona troppo esuberante e tronfio.
A dispetto delle uscite precedenti, "Forever" perde qualunque parvenza di necessità e si rivela un disco superfluo, che solletica il palato, ma che lascia un sapore invadente, un po´ come il ketchup sulle patatine: se c´è, si finisce per mangiarlo, altrimenti se ne fa volentieri a meno. Più americano di così ...


Discografia:

Cracker (1992)
Kerosene Hat (1993)
The Golden Age (1996)
Gentleman´s Blues (1998)
Garage d´Or (2000)
Traveling Apothecary Show & Review Live: Flash Your Sirens Live (2001)
Forever (2002)


Condividi:


Track List:

  • Brides Of Neptune|
  • Shine|
  • Don´t Bring Us Down|
  • Guarded By Monkeys|
  • Ain´t That Strange|
  • Miss Santa Cruz Country|
  • Superfan|
  • Sweet Magdalena of My Misfortune|
  • Merry Christmas Emily|
  • Forever|
  • Shameless|
  • One Fine Day|
  • What You´re Missing

Cracker



Leggi anche:

Recensioni:

Pyxel.it A Buzz Supreme Marte Live http://www.protosound.net Mk Records