Descrivere le movenze sonore di questa musica eterea potrebbe non servire a nulla, i californiani Cold War Kids ci riprovano a riscriverla loro la musica, anzi la storia della musica e lo fanno proprio a distanza di pochi anni con un nuovo lavoro dopo avere fatto il botto con il precedente “Robbers & Cowards” (2006).
Le radici del quartetto sono collocabili tutte nella profondità del rock-blues e godono di un’autorevole sonorità riconducibile a mostri sacri e maledetti quali, Jeff Buckley o ad un ipotetico figlio illegittimo (d’arte s’intende) concepito da Tom Waits e partorito da Nina Simone (parliamo della voce Nathan Willet). I CWK scompongono le compagini musicali della musica a favore di una verve alternativa e minimale quasi fossero capostipiti di una corrente sonica underground, magari proprio derivante dai sotterranei della grande mela, e invece le tracce luminose lanciate al primo ascolto splendono di un sole leone, alleviano ogni dolore attraverso quegli estetismi per chitarra dilatati, caldi e confortevoli per poi “denutrire” ogni speranza e incedere con lame taglienti e rigide di una metrica del tutto originale, una melodia scomposta e una creatura armonica lasciata col fiato sospeso.
Al primo ascolto Loyality to Loyality è un piatto indigesto, poi la pietanza si accomoda naturale nel vostro stomaco e li che comincia il processo di digestione, metodo che sconvolge la mente in simbiosi perfetta con il mood della seconda parte del disco, dove ci si proietta in un rock autorale e ombroso fatto di ballate ambigue, sconclusionate forse, che, come ammette la band, diventano il pretesto per “imparare a scrivere canzoni mentre si è in tour”, ricostruendo i propri passi, i nuovi processi compositvi che verranno in un futuro non troppo lontano e fregandosene altamente delle aspettative di un pubblico che gli ha acclamati immediatamente alla loro prima uscita ufficiale.
Ora finalmente ce li assorbiremo tutti dal vivo.
Track List: