Coffee Orchestral - Chocolate suitcase

Coffee Orchestral

Chocolate suitcase

2008 - Jestrai

08/12/2008  |  di Massimo Sannella

I leggiadri flights dei Coffee Orchestral non possono essere trattenuti dal filo di ancoraggio che lega le nostre voglie di “colpi di vento” per incrinare il monotono. Pura violenza circoscriverli nella circolare magia industriale di un multitraccia; hanno bisogno del respiro lungo, dello spazio aperto di una Mesa. E’ lì, sulla distanza, che danno il meglio di sé. “Chocolate Sutcase” non è un esperimento, è solo la conferma di un collaudo, quello di una impronta stilistica che ha fatto e fa epoca e che potrebbe ripetersi agevolmente in un loop infinito. E’ amenità fantastica, niente di più, niente di meno.
Se con “Tobacco Symphony” si era su di un volo ricognitivo, con “Chocolate Suitcase” si è già negli infiniti pads atmosferici d’alta quota, nella memorabile incursione nell’easy listening folk-country, in un melodico stato di grazia che ce li ha fatti coccolare in un batter di ciglia.
E pensare – mentre si intrecciano cinematicamente nelle pupille i vasti scenari dell’Idaho, delle dreamerland Ohio-Tulsa - che sono solo tre ragazzi di Bergamo, Annalisa, Lorenzo e Matteo, rispettivamente voce, basso e chitarra; ragazzi alle prese con il quotidiano e che non conoscono l’affanno di trovare parole per spiegarti la loro bellissima musica, che forse non gliene frega niente di spiegartela. E hanno ragione loro: ascolti Chocolate Suitcase e il resto, quasi per incanto, si dissolve nel vuoto.
Questo secondo loro album sprizza passione ed armonia ad ogni traccia. La sua ricetta di ballads di soft folk non è certamente nulla di nuovo, ed il debito nei confronti di tanti Damien Rice, Sodastream, Joan Osbourne, Victoria Williams, gli Ida, l’immancabile Elliot Smith e pillole di Bright Eyes, è evidente. Tuttavia è un disco teneramente sbalorditivo, che raggiunge il sublime com momenti di gloria crescente nella sua semplicità di chitarra e voce, cori e contro voci, visioni acustiche, intimismi e sussurri.
Dodici registrati che tornano alle radici del suono americano, in special modo in quello indicativo delle parti di Louisville nel Kentucky con l’anima attaccata alle tasche di Will Oldham (Sureness); efficaci gli arpeggi sullo stile di un Jim O’Rourke rallentato in “Here the angels fall down”, “Tiger vs tiger”, “Kind regards”, le suggestioni melodiche field & sunset di “The dreamer’s mirror”, “Walls”, “Dust”, “Sarah” e “My happyness”, fino ad arrivare all’inconfondibile, tenero agreste effluvio di mais e segale che stordisce i sensi in “Goodbye” e “34”, e che ti si incanala nelle narici per ore.
Tutto viene condito da voci che avanzano lievi e ti avvolgono in uno stringente e caldo “sogno americano” che parte da Bergamo per farti rivivere da vicino “cose” lontane, sogni e malinconie a stelle e strisce che vanno scoperte ascolto dopo ascolto, o come disse Badly Drawn Boy – da soli o al massimo con se stessi.
Coffee Orchestral: un dolcissimo trade-mark di uno stile ancora integro ed inconfondibile. Incantevole, For Your Pleasure !


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Track List:

  • Sureness|
  • Here the angels fall down|
  • Goodbye|
  • The dreamer’s mirror|
  • Walls|
  • 34|
  • Habit and change|
  • Tiger vs tiger|
  • Kind regards|
  • Dust|
  • Sarah|
  • My happyness

A Buzz Supreme Mk Records Marte Live Pyxel.it http://www.protosound.net