Cocorosie - Noah’s ark

Cocorosie

Noah’s ark

2005 - Touch And Go Records

17/11/2005  |  di Antonio Avalle

Lo scorso anno le Cocorosie ci avevano incantato e affascinato con l’album d’esordio “La Maison De Mon Reve”. Si trattava di un lavoro personale e domestico inciso su un quattro piste dal suono minimale, leggeremente lo-fi, intarsiato su strutture suggestive puntate su pochi strumenti e sull’innesto di due voci in contrasto. Lontane per anni, Sierra e Bianca Casady avevano ritrovato il focolare domestico nella loro intesa musicale incestuosa, familiare dagli estremi fregi femminili. La loro musica è fatta di essenze senza tempo, sfumata su un folk ridotto all’osso spesso accompagnato da ritmiche di hip-hop e da curiosi strepitii provenienti da giocattoli o voci animate.
La stampa specializzata le incanala in una corrente definita pre-war folk (che ruota intorno alla musica di Devendra Banhart, tra l’altro ospite in “Noah’s Ark”), una sorta di avvertimento per tutti quelli che intendessero avvicinarsi a questa morbosa corrente, etichetta invece che potrebbe risultare scomoda e inappropriata per le Cocorosie.
A distanza di un anno le due sorelle inseparabili legate da un nome puerile “Coco Rosie” (erano i due soprannomi che avevano da bambine), ritornano a celebrare il loro rito con la pubblicazione di “Noah’s Ark”. Ancora conferme in questo nuovo album che vede due voci diametralmente opposte, quella di Sierra, dolce con reminiscenze di canto lirico e quella di Bianca aspra e sbadigliosa. Le loro voci fluttuano in questa arca di Noè carica di essenziali arpeggi e dolci melodie ricamate con suoni di carillon.
Un lavoro a lenta digeribilità che trova i momenti più alti in brani come “Beatiful boyz”, ivi presente il celestiale e indispensabile intervento della voce di Antony, e con “Bear Hides And Buffalo”, inquietante ma seducente allo stesso tempo tra i suoi miagolii e nitriti di cavalli imbizzarriti (l’orgia della copertina è sintomatica). Nel brano si eleva la voce di Sierra quasi a simulare il suono di una sega, di una sinistra lama sonora che introduce la voce stridula e infantile di Bianca. Alla memoria affiora l’immagine alcolizzata di Billie Holiday fusa con la voce di Beth Gibbons (Portishead) su spazi folk contaminati o meno da ritmiche hip-hop.
“Noah’s Ark” è un lavoro di qualità, che mostra dei limiti nel non riuscire a brillare integralmente nelle sue dodici traccie, il rischio è di perdersi proprio a metà, dove l’ascolto è poco stimolato e meno intrigante. Da maneggiare con molta cura cercando di non sbadigliare troppo.


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Track List:

  • K-Hole|
  • Beautiful Boyz|
  • South 2nd|
  • Bear Hides and Buffalo|
  • Tekno Love Song|
  • The Sea Is Calm|
  • Noah’s Ark|
  • Milk|
  • Armageddon|
  • Brazilian Sun|
  • Bisounours|
  • Honey or Tar

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