La scoperta dell’america<small></small>
− Italiana, Cantautore

Claudio Lolli

La scoperta dell’america

2006 - Storie di Note / Suonimusic
22/05/2006 - di
A trent’anni dal suo capolavoro, “Ho visto anche degli zingari felici”, e ad otto dall’ultimo disco in studio, “Viaggio in Italia”, Claudio Lolli torna con una nuova raccolta di canzoni.
È evidente che i numeri non giocano più a favore di questo cantautore, che, meglio ribadirlo, è uno dei maestri della canzone italiana, a cui però oggi mancano la tensione e la spinta di una band. Già la rivisitazione di “Ho visto anche degli zingari felici”, effettuata dal vivo con Il Parto delle Nuvole Pesanti, aveva dimostrato che la sua musica poteva e doveva essere rivitalizzata con l’aiuto di un gruppo.
Per questo disco invece è tornato a farsi accompagnare da sessionmen, tutti ottimi musicisti, tra cui spiccano Nicola Alesini (ai sax e al clarinetto) e Pasquale Morgante (al piano, alle tastiere, all’organo e anche alla produzione).
“La scoperta dell’America” è così un buon lavoro, ma non è un grande album in grado di scuotere ed emozionare le coscienze.
Pur essendo per natura un cantautore più riflessivo che fisico, Lolli non si è mai seduto e lo dimostra la ritrovata vena degli ultimi anni che lo ha visto pubblicare un paio di dischi con Paolo Capodacqua ("La terra, la luna e l´abbondanza" e “Via del mare”) e un libro di poesie (“Rumore rosa”).
“La scoperta dell’America” risulta però un disco di musica leggera concettuale: passando dalla sfera sociale a quella affettiva-personale, le canzoni forniscono spunti
sulla contemporaneità e sulle scoperte che l’hanno segnata in modo indelebile. Il brano d’apertura, “Majakovskij e la scoperta dell´America”, è immagine dello sfratto che il mondo occidentale ha subito, ma non ha un piglio che la liberi da un tono riflessivo. Lo stesso Lolli ammette la disillusione che permea il disco quando canta “non ci sono più zingari sulle sponde del canale”.
“Il secondo sogno” muove qualcosa con un ritmo in levare e un arrangiamento di tastiere che danno tono. Per il resto il cd è un sapiente lavoro sulla canzone con idee più o meno efficaci: per una “Bisogno orizzontale” che è un ispirato connubio tra coscienza sociale e affetti privati, c’è una “Le rose di Pantani” retorica, appoggiata su delle tastiere enfatiche; per l’umanità dimenticata di “Poco di buono” e de “L´eterno canto dell´uomo”, c’è la difficoltà esistenziale di “Nuovo carcere paradiso” e di “Piccola storia di un dio”.
Lolli offre canzoni colme di pensiero e di storia, con un pizzico di nostalgia e più di un rimando agli anni ’70, e chiude il disco con un reading carico di malinconia beat.
In coda sfilano “I musicisti di Lolli”, già pubblicata con Il Parto delle Nuvole Pesanti, e una versione chitarra-voce di “Bisogno orizzontale”, che sono poi le due tracce più spigliate della raccolta. Forse per questo inserite come ghost-track.

Track List

  • (Il grande poeta russo) Majakovskij e la scoperta dell´America|
  • Bisogno orizzontale|
  • Il secondo sogno|
  • Le rose di Pantani|
  • Poco di Buono|
  • L´eterno canto dell´uomo|
  • Nuovo carcere paradiso|
  • Piccola storia di un dio|
  • Medley con rumori rosa

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