Bidin` My Time<small></small>
Americana − Country − Country Folk Rock

Chris Hillman

Bidin` My Time

2017 - Rounder
14/10/2017 - di
Gioia e Dolore; la gioia di ritrovare un amico che non sentivamo da tempo e il dolore, il rammarico, di una perdita improvvisa. L’ascolto di questo disco, peraltro magnifico, mi dipinge nell’animo questi due impulsi; due sensazioni che sono venute ad abbracciarsi quando è arrivata la notizia della dipartita di Tom Petty (e per certi versi Bidin’ My Time può considerarsi l’ultimo lavoro che vede la mano di Petty, qui presente in qualità di produttore e regista). Ma veniamo al sodo: quando qualche mese fa mi era giunta l’indiscrezione che Chris Hillman stava per pubblicare un nuovo disco le antenne periferiche hanno subito avuto un moto di rimescolamento e attenzione. I veterani non hanno bisogno i presentazioni, ma per i neofiti rammentiamo che, seppur volontariamente defilata, la figura di Chris Hillman rappresenta una collocazione strategicamente fondamentale nella storia della nostra musica: è stato uno dei membri fondatori dei leggendari BYRDS per poi dar vita con Gram Parson ai Flying Burrito Bros seminando gli alvei basilari dell’universo country-rock. Ha fatto parte dei Manassas di Stephen Stills, della Souther-Hillman-Furay Band, con due confratelli Byrds ha formato il trio McGuinn, Hillman & Clark; gli archivisti hanno poi spolverato i nastri giovanili degli Hillmen dove il nostro si esercitava su stilemi bluegrass; ha pubblicato una manciata di album solisti, (alcuni davvero attraenti, per esempio: Desert Rose e Morning Sky ecc.); con l’amico Herb Pedersen (Dillards) e John Jorgenson ha messo in piedi la Desert Rose Band, un team brillante che verso la fine degli ‘80 ha partorito scintillanti albums di country-rock (l’omonimo esordio, Pages of Life, Running, True Love); all’attivo anche altri gradevoli dischi complementari sia come titolare che in coppia con Herb Pedersen.

 Bidin’ My Time arriva dopo qualche anno di pausa ed é, bissando il commentato sulla pagina facebook di un amico che chiedeva lumi, “un disco bello bello bello”. Come già indicato in apertura l’album è prodotto da Tom Petty che mette a disposizione gli Heartbreakers e prende parte al progetto con partecipazione. Da buon dinosauro avevo compilato sul quaderno dei compiti alcuni appunti per commentare questo disco, ma mentre mi accingevo ad assemblarli organicamente è arrivata la sconfortante notizia della morte di Petty; per alcuni giorni [nonostante i continui e ripetuti ascolti] a causa di un blocco sconsolante che mi soggiogava non sono riuscito a proseguire il lavoro di compilazione delle note che avreste poi dovuto leggere. Petty è sempre stato un fan di Hillman e dei Byrds e ha voluto ricreare “la verità” di quei suoni che suonano così vivi e attuali, con melodie ricche e armoniche, sottoscrivendo uno dei dischi più belli dell’anno, che cresce ascolto dopo ascolto senza tracciare nostalgie. Sullo spunto di questo spirito ho quindi stracciato gli appunti per ricominciare da capo e ho ripreso in mano l’esposizione delle impressioni originate dall’ascolto di un lavoro apparentemente semplice, ma ricco di sfaccettature e fascino recondito.

 All’opera partecipano Benmont Tench [piano, organ]; Steve Ferrone [drums]; Mike Campbell [electric guitar]; Mark Fain [upright bass]; Gabe Witcher [fiddle]; fidati pards come Herb Pedersen [harmony vocals, acoustic guitar] e John Jorgenson [6 & 12 string acoustic guitars].  Ouverture con Bells Of Remedy firmata Pete Seeger, parte lenta, voce e arpeggi di chitarra, poi entra la band ed è un tuffo nel cosmo byrdasiano sostenuto dai cori di Pedersen e di David Crosby e profluvi di latte e miele. La title track Bidin’ My Time ha fluttuazioni dai respiri mistici ed evocativi mentre la piacevolissima Givin’ All I Can See è puro piacere armonico, arie country folk che profumano di paradiso e freschezza e con Tom Petty all’armonica che dirige il battito d’ali. Different Times è una song cantautorale rivestita d’intimità;  Here She Comes Again è una delle perle del disco, luminosa ed effervescente, scritta al tempo da Hillman e McGuinn ed eseguita talvolta dal vivo, ma mai incisa, vede oggi la luce e c’è giusto Roger McGuinn dare il suo apporto con la sua rickenbacker e nuance jingle-jangle, Tom Petty è all’elettrica.

 

Walk Right Back è un vecchio hit degli Everly Brothers che conserva il modus originario, bell’assolo di chitarra e un atteggiamento swing; Such Is World That We Live In è estremamente piacevole, sospiri bluegrass con la chitarra e il mandolino e la voce di Chris che non ha mai cantato così bene e sempre su amabili sentieri grass style segue la serena When I Get A Little Money.  La fluida She Don’t Care About di Gene Clark rievoca i Byrds delle prima era e si ravviva di radiosa luce propria, New Old John Robertson non è altro che la riscrittura di un brano di Notorious in chiave bluegrass e colorazioni temperate mentre Restless è un’intensa ballata con l’elettrica di Campbell e il piano di Tench a marchiarne lo spessore lancinante; conclude poi il tutto l’omaggio al regista del progetto con una bella e fluttuante cover di Wildflower dai toni sospesi nell’aria come raggi di luce che attraversano penombre.

 p.s. dedico queste righe al ricordo di Tom Petty – so long my hero!

Track List

  • Bells of Rhymney
  • Bidin’ My Time
  • Given All I Can See
  • Different Rivers
  • Here She Comes Again
  • Walk Right Back
  • Such Is The World That We Live In
  • When I Get a Little Money
  • She Don’t Care About Time
  • New Old John Robertson
  • Restless
  • Wildflowers