Secondo album, dopo “Infiniheart” esordio di appena un anno fa, per Chad VanGaalen, poliedrico cantautore canadese. Autore prolifico e musicista stravagante, negli ultimi dodici mesi VanGaalen ha preferito chiudersi nell’intimo del proprio studio a Calgary (Alberta) e dedicarsi anima e corpo a suoi interessi più importanti: comporre canzoni e disegnare.
In questo periodo di ritiro “spirituale”, VanGaalen ha dato libero sfogo al suo estro realizzando un centinaio di composizioni, quindici delle quali sono state utilizzate per il nuovo album, “Skelliconnection”. Così com’era avvenuto per il disco d’esordio a far da palestra sonora ed estetica ritroviamo la storica etichetta di Seattle, la Sub Pop.
Nelle sue composizioni VanGaalen si contraddistingue per l’accurato assemblaggio sonoro che riesce a realizzare, avvalendosi soprattutto dell’utilizzo incondizionato di strumenti sia convenzionali sia “fatti a mano”, quasi tutti suonati dal lui stesso.
La tendenza del musicista canadese a sondare nuove realtà sonore ha generato all’interno dell’album un aggrovigliamento di generi musicali distinti tra di loro, un alternarsi disordinato fra impetuosi contesti post-punk , atmosfere dall’indole indie-folk e perlustrazioni in chiave synth-pop.
Ad aprire il sipario è “Sing me to sleep”, immersa in un’ambientazione sonora improntata su di un chiaro tema indie-folk, la stessa situazione che ritroviamo più avanti nelle ballate semi-acustiche: “Graveyard”, “Mini Tvs”, “Rolling thunder” e “Wing finger”.
Un album non interamente impeccabile e con qualche evidente calo di tensione, ma che in ogni modo sa sorprendere, e non poco, per l’utilizzo attento ed estremamente scrupoloso dei mezzi a disposizione.
L’estroso canadese possiede doti di musicista che in questo contesto traduce in ottime intuizioni musicali come “Dead ends”, “Burn to ash” e “Wind driving dogs”. A spezzare il ritmo, troviamo anche alcuni brevi intermezzi come “Systemic heart”, “Dandruff” e “Viking rainbows” che rivelano la sua indole più visionaria.
VanGaalen è un musicista dalle qualità sicuramente apprezzabili e degne d’interesse, ma che ancora non ha raggiunto il top della sua maturità. Le possibilità per continuare a far bene su questa strada ci sono tutte e se vogliamo azzardare anche per fare di più, bisogna solo aspettare.
Quindi, data la mole di composizioni che il Nostro è riuscito a realizzare nell’arco di un anno, a breve sentiremo ancora parlare di lui.
Track List: