Here's To The Road<small></small>
Americana − Roots

Cesare Carugi

Here's To The Road

2012 - Roots Music Club
08/02/2012 - di
There Ain't Nothin' Wrong With Goin' Nowhere : filosofia e stile di quest'opera prima del cantautore e chitarrista toscano Cesare Carugi (ma c'era già stato l'ep Open 24 Hours, recensito su queste pagine) sono tutte nel titolo di uno dei brani più riusciti. Un vagabondaggio senza meta nella grande musica Americana, coraggiosamente cantato in inglese, lungo una “road to nowhere” come quella ritratta in copertina. È una strada da vivere finalmente in prima persona, e poco importa dove conduce, anche se un cartello stradale sul retro (Chicago... Joliet... Illinois...) strizza l'occhio sulle mete possibili. 

In Here's To The Road ci si riconosce subito, perché ti sembra di condividerne da sempre ascolti e passioni che l'hanno generato, con tutto l'immaginario annesso: il grande cantautorato americano, il roots-rock, il blues, il folk. Ed ecco allora Blue Dress, una ballata elettrica profondamente “pettyana” nelle strofe, con un crescendo drammatico che coinvolge; o Goodbye Graceland, che ha il ritmo e l'energia del miglior Mellencamp; o ancora 32 Springs, che richiama fin dal titolo il suo mentore, già rivisitato su Open 24 Hours con la cover di Open All Night, la traccia più atipica di Nebraska. Poi There Ain't Nothin' Wrong With Goin' Nowhere, colorata di armonica e dobro, e Death And Taxes, un'accoppiata dai profumi più rootsy, torbidi e ruspanti, dove il suono si riempie di intrecci chitarristici che nulla hanno da invidiare ai colleghi americani di Carugi. “Non c'è niente di certo a questo mondo tranne morte e tasse”, racconta un po' ironico e un po' disperato un loser vagabondo che sembra uscito da una canzone dei Green on Red o di Calvin Russell

Riferimenti e citazioni si sprecano, ma continuare nel giochino dei rimandi non è nemmeno troppo utile, perché Carugi, pur fedelissimo alle radici della propria ispirazione, non paga dazio in termini di personalità e originalità. La sua pronuncia è ottima, la voce rilassata e controllata, l'interpretazione priva dell'enfasi eccessiva del rocker a tutti i costi. E un pugno di brani mettono in luce le qualità di autore a tutto tondo, capace di spaziare oltre l'agognata strada blu (Usa o Maremma?) della cover in bianco e nero. London Rain, sostenuta da una semplice progressione di accordi, ci fa attraversare inaspettatamente l'oceano, cullandoci su umide malinconie Made in England. Caroline segna il punto più alto, un pezzo da far invidia a mister Ligabue, contrappuntato dalla voce femminile di Giulia Millanta e impreziosito da un superbo violino (Fulvio Renzi, bravissimo). Dakota Lights & The Man Who Shot John Lennon è un duetto pianistico da brividi con la voce rochissima di Michael McDermott: veramente ben riuscito. In fondo al disco c'è l'oasi serena di Cumberland, una folk-song acustica ancora a due voci (Cesare e Massimiliano Larocca) “sporcata” dal lamento elettrico di una lap steel. Here's To The Road è un disco tutto d'un pezzo che dribbla con mestiere, coraggio e ispirazione la trappola del già sentito, regalandoci un altro ottimo compagno... di strada!

 

 

 

 

Track List

  • Too Late To Leave Montgomery
  • London Rain
  • Blues Dress
  • Goodbye Graceland
  • Caroline
  • Dakota Lights & The Man Who Shot John Lennon
  • There Ain't Nothin' Wrong With Goin' Nowhere
  • Death And Texas
  • 32 Springs
  • Every Rain Come To Wash It All Clean
  • Cumberland

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