Alla notizia che il nuovo disco di Cassandra Wilson sarebbe stato prodotto da T-Bone Burnett avevamo subito pensato che la scelta non avrebbe potuto essere migliore: un musicista con una tale esperienza nelle radici dell’american music poteva sicuramente dare a questa grande cantante quell’essenzialità negli arrangiamenti che era venuta a mancare in “Glamoured”.
Una conferma di questa ipotetica direzione veniva anche dalla lista dei musicisti coinvolti che tra gli altri vede alla batteria Jim Keltner e alle chitarre Marc Ribot, Colin Linden, Keb Mo e lo stesso Burnett.
Come da logiche previsioni, “Thunderbird” è infatti un grande disco, ma non è quell’album che si potrebbero aspettare gli appassionati di lunga data di Cassandra Wilson.
Sin dall’iniziale “Go to Mexico”, mossa da un beat, da un basso corposo e da accenni di programming, è evidente che la Wilson sta allargando ulteriormente il proprio raggio d’azione. Di fronte ai suoni e ai ritmi sinuosi quasi da hip-hop della successiva “Closer to you”, cover dei Wallflowers, viene da pensare ad una concessione al moderno: “Thunderbird” si presenta quindi come un avanzamento di ciò che era stato il precedente “Glamoured” che a questo punto potrebbe rappresentare un cambio di direzione decisivo all’interno della discografia della Wilson.
Un ruolo importante è svolto difatti da Keefus Ciancia che insieme a Mike Elizondo si prodiga con keyboards e programming.
Il blues c’è e occupa spazi importanti all’interno del disco: “Easy rider” di Blind Lemon Jefferson e “I want to be loved” di Willie Dixon incantano, anche se sono sfiorate da qualche suono più al passo coi tempi. Sembra strano, ma “Thunderbird” è un disco in cui i pezzi moderni godono della stessa qualità dei brani immersi nella tradizione.
Vertici assoluti vengono comunque toccati nelle due tracce più spoglie (e questo dovrebbe far pensare): “Red river valley” è un traditional country che la voce della Wilson e la chitarra di Colin Linden elevano alle altezze di una “Shenandoah”, mentre “Lost” è una melodia affranta che Marc Ribot slega da qualunque banalità. Di fronte a tanta grazia e profondità, si vorrebbe che tutto fosse stato costruito seguendo criteri più essenziali, ma anche così “Thunderbird” riesce ad imporsi: la voce della Wilson ha un’intensità ammaliante ed è sempre accompagnata da musicisti stellari (Reginald Veal, Jay Bellerose e Bill Maxwell).
Se il disco spiazza per suoni e beat da r&b moderno, ascolto dopo ascolto si capisce che non ha più senso aspettarsi album di solo jazz-blues da quest’artista, anche perché i brani più “lavorati” sono proprio quelli composti da lei. Ormai Cassandra Wilson è una cantante di tale livello che riesce a trattare indifferentemente qualunque tipo di musica.
Track List: