06/12/2011 | di Annalisa Pruiti Ciarello
Cardiophobia è il primo album omonimo di una band riminese.
Cardiophobia per l'appunto è un quartetto rock, alla classica maniera: due chitarre (Giulio Zannini, Eugenio Giovanardi), un basso (Andrea Bartolini) e una batteria (Lorenzo Amati), ma è al contempo l'aumento vertiginoso del battito cardiaco; è come il risveglio quando si sogna di cadere e il fiato comincia a mancare.
É la condizione precaria dell'uomo sulla terra, di chi vive in bilico e spera di destarsi dall'incubo.
Profuma di rock made in Italy, brilla di Marlene kuntz e trema di Afterhours. Dieci tracce simili (mai noiose), dieci modi di approcciarsi in maniera matura alla musica ed un unico lei motive: l'irrequietezza e il rumore.
A suon di rock e lingua italiana, la band ha affilato i coltelli e limato le parole, che risultano scarne e graffianti, anche se a tratti i testi si fanno intricati ed enigmatici.
Un sano pop - quasi dance - per Come quando piove, un'ipnotica lirica, è uno di quei brani che vorresti non finisse mai, come una droga per l'udito. E quando pensi tutto sia finito ecco che riparte più potente di prima creando sorpresa.
Rock nostrano crudo e tagliente come le parole di Niente di speciale.
Settembre è caratterizzata da labirinti sonori dov'è impossibile non perdersi, coinvolgente come un vortice di belle melodie; l'unica pecca il ritornello forse un po' troppo pop, quasi da garage band. Martellante è nei ritmi Non sei più tu, ricorda i vecchi Malfunk.
Cardiophobia, la title track si apre con un riff d'impatto; le sonorità indie duettano con le liriche tipiche della sana tradizione cantautorale nostrana. In disparte non teme il confronto con le “poesie” di Cristiano Godano.
Un rock stretto tra tante parole, racchiuso negli animi di questi bravi ragazzi riminesi. Presagi di ere instabili ed insicurezze. Cardiophobia è uno scatolone di emozioni di paure, è un salto nel vuoto dalla quale non si può scappare (a detta loro)...io invece credo nel cambiamento.
Track List: