Calla - Strength in numbers

Calla

Strength in numbers

2007 - Beggars Banquet

22/05/2007  |  di Christian Verzeletti

Se il precedente “Collisions” aveva insinuato il dubbio che i Calla stessero entrando in una fase calante, “Strength in numbers” suona triste come una sconfitta annunciata.
Scemata la ricerca sonora dei primi dischi, la band di Aurelio Valle pare essersi adeguata alle attese più immediate del pubblico alternativo con un pop-rock oscuro venato di ombre new-wave e di leggeri sprazzi post. Puntuali e regolari i Calla pubblicano oggi dischi più catchy, studiati in ogni minimo particolare e incanalati nelle tendenze degli indie-club (al punto che il titolo fa pensare ad una preparazione condottta a tavolino con calcoli specifici).
Se da una parte la loro proposta si mantiene in una fruibile dignità, dall’altra va progressivamente perdendo interesse: le canzoni di questa nuova raccolta sono avvolte in una cappa torbida e inquinata, conformi ad un atteggiamento di alienazione urbana che i Calla hanno sempre avuto, ma suonano prevedibili e si muovono in meandri ipnotici sin troppo noti.
Il debito verso i Cure, i Siouxie & the Banshees e in modo assai più stemperato verso i Joy Division è sempre più gravoso perché i brani mancano di uno spessore loro e si limitano a seguire il mood delle band citate con un passo più pop.
I Calla sono comunque un gruppo intelligente e per ogni disco cercano di creare un suono intrigante, variando qualche particolare e sfumatura: “Strength in numbers” segna un cupo raddensamento rispetto ad alcuni scintillii di “Collisions” e si compone di una manciata di ballate ripiegate lentamente sui proprio anfratti sonori.
Già l’iniziale “Sanctify” è emblematica di quelli che sono i pregi e i limiti dell’album: gli spettri di questo inizio di millennio si aggirano tra qualche squarcio elettrico senza riuscire a mascherare la lunga ombra dei Cure. Loops, keyboards, tocchi di chitarre appena distorte ed echi che non lasciano presagire nulla di buono non bastano a dare sostanza a pezzi deboli che soprattutto nella seconda metà del cd annoiano in modo sempre più diafano.
Dovendo proprio salvare qualcosa, recuperiamo “Sleep in splendor”, giocata su una batteria ben scandita, e poi a fatica la melodia flebile di “Defenses down” e il lamento acustico di “Rise”, che potrebbe essere un bel pezzo se non corrispondesse ad un modello già rifatto chissà quante volte dai Cure in poi.
In mezzo a tanti sospiri metropolitani anche il canto di Aurelio Valle risulta monotono e le spinte ritmiche messe in pista da “Simone” sono la conferma ultima di una scelta da club.
Alla fine i Calla fanno la figura di un gruppo come ce ne sono tanti, buoni da mettere sul piatto di qualche dj quando il locale comincia a svuotarsi.


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Track List:

  • Sanctify|
  • Defenses down|
  • Sylvia’s song|
  • Sleep in splendor|
  • Rise|
  • Stand paralyzed|
  • Bronson|
  • Malo|
  • Malicious manner|
  • A sure shot|
  • Le gusta el fuego|
  • Simone|
  • Dancers in the dust

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