A ben tre anni dall’ottimo demo “Sound moquette” i Calabra ritornano con un nuovo lavoro ed un ridimensionamento della formazione che vede ora il gruppo ridotto a trio. I cinque brani di “Blood and blades”, pur stilisticamente coerenti, vedono una sensibile deviazione dalle atmosfere sospese e dilatate che all’epoca ce li avevano fatti apprezzare, e che proprio alla luce di quel termine di paragone al tempo stesso spiazzano e sorprendono.
Spiazzano per la sincerità con la quale si allineano brani dall’impatto ben più immediato che in precedenza, debitori al suono di gruppi quali ad esempio Mission e Sisters of Mercy, le cui esperienze vengono mediate da una vena epica che ne ripercorre le tracce senza pedanteria, con la lucida consapevolezza di integrare con alcuni tasselli mancanti pagine importanti di un suono che ha fatto storia. Proprio le interpretazioni personali dell’estetica wave peraltro arricchiscono i brani di nuovi equilibri, come nella deliziosa “Time rio”. Allo stesso tempo qui i Cadabra sorprendono per la sicurezza con la quale hanno saputo gestire sia il cambio di formazione che attraversare i territori legati alle suggestioni dettate dai propri ascolti, invero quelli del filone del goth rock più melodico.
“Blood and blades” è un disco che alla luce di queste premesse appare in tutta la sua fluida compattezza, trovandosi a godere di musicisti ottimamente affiatati e di una vena compositiva di buon livello.
Nonostante ciò crediamo sia necessario che il gruppo faccia tesoro sia del lato più fruibile della sua musica quanto di quello meno immediato ma molto più seducente con il quale ci aveva deliziato nel precedente “Sound moquette” fondendo entrambi gli elementi nella giusta proporzione.
Un pubblico sempre più esigente ma distratto va convinto senza mezzi termini, e il ripiegarsi su generi già esplorati non dovrebbe rappresentare un alibi per le formazioni emergenti. Non sia detto che lavorando tenendo ben saldo il controllo del proprio lavoro i Cadabra non possano presto rappresentare una delle prossime tangibili sorprese del nostro rock. Ce lo auguriamo di cuore.