14/03/2011 | di Ambrosia J. S. Imbornone
Questo trio bolognese aveva alle spalle un demo e un audio-tape (con mp3) in edizione limitata (molto new-indie-DIY); ha macinato km per girare i palchi d’Italia e cominciare a conquistare l’Europa (esperienza da ripetere su vasta scala: nei mesi di febbraio e marzo ci saranno diverse nuove date in UK, Francia e Belgio) ed ha compiuto a fine 2010 il suo primo passo ufficiale nella discografia italiana con sonorità nettamente esterofile.
Nico, Gelo e Giallo (+Marchino) portano il loro personaggio eponimo, secondo uomo sulla luna, in un cosmo analogico drone di ritmi nervosi e riff ossessivi post-punk ed experimental-rock (v. ad es. l’ansiogeno finale cinematico, fermo e pressante, di Machine 2999,99) à la Liars, animato da rasoiate di distorsioni ed inquiete percussioni tribali (No Time / No Age), tra filtri vocali e synths ora immersi nello shoegaze più notturno, ora a fondo nel magma visionario della neo-psychedelia. Chiaroscuri acidi, immagine fumose ed annebbiate di metropoli frenetiche sembrano scorrere e bagnare i finestrini del viaggio lisergico per cui guidano i nove brani dei Buzz Aldrin.
La marcia febbrile e inderogabile del ritmo, che ricorda Kasabian ed Arctic Monkeys (ad es. in Let’s Walk the Children Around the Space, gemma perfetta che stringe nelle turbe concitate di un incubo perentorio), non lascia spiragli di fiato e luce, se non nella catarsi di un finale improvviso, che allenti la morsa di dissonanze e suoni obliqui (si ascolti in questo senso ad esempio White Church).
I pezzi dei Buzz Aldrin appaiono veri alimentatori di visioni oniriche ed apocalittiche, colonna sonora ideale noise di un thriller in bilico tra le ombre della periferia e minacciose oscurità galattiche.
Track List: