Brychan - Reel in between

Brychan

Reel in between

2003 - CYC / VENUS

28/10/2003  |  di Christian Verzeletti

Tempo fa in un’intervista Brychan aveva confidato che gli sarebbe piaciuto fare un disco di musica elettronica. Quella che al momento era sembrata una battuta provocante, essendo il gallese un cantautore molto “natural”, era invece un’esigenza del suo approccio alla materia musicale.
“Reel in between” è la soddisfazione piena di questo bisogno: liberare la musica da qualunque categoria e lasciarla scorrere in unicuum in cui tradizione e tecnologia si muovano con la stessa forza. Se in tanti hanno già intuito che questa può essere la strada per non lasciare ristagnare il rock, in pochi finora hanno saputo combinarne la forza istintiva con le possibilità offerte da tools e programming.
Brychan ci è riuscito e la prova sta nella difficoltà che si incontra nel tentare di definire questo disco. Ciò non significa che l’album sia controverso, ma semmai che è superiore a qualunque genere e sottogenere.
Il primo impatto con “Reel in between” è dato dall’attacco di “Desert flower”, una botta ritmica che lascia stupiti per la potenza e la profondità del suono. Di traccia in traccia l’album mostra poi un’identità compatta e ricca di sfaccettature.
Le dimensioni del risultato sono state stabilite dall’incontro tra Brychan e Paolo Benvegnù (ex-Scisma), ovvero da una parte un contadino moderno, con l’anima grande quanto la terra, e dall’altra un gigante che non avreste mai voluto avere come compagno di banco al liceo. Istinto e mente, anima e ricerca, questi due pezzi d’uomini hanno messo in piedi un lavoro, che va oltre qualunque previsione.
In copertina Brychan è giustamente fotografato tra i binari di uan stazione (italiana): lui non si è limitato a prendere una delle tante possibili direzioni, le ha prese tutte! “Reel in between” è un “trip”: solo il termine inglese rende l’energia che proviene da questo “scatenarsi nel mezzo” della musica.
Le canzoni non hanno l’immediatezza di “Bad pink vibe”, ma sono mosse da una forza che le fa fluttuare, mutandone le forme dall’interno di ognuna. “Groove is a rhyme”, canta Brychan sul breakbeat di “Vendetta”, e ha ragione perchè il big beat di questo disco arriva tanto dal drumming di Mimmo Mellace quanto dall’hip di una programmazione mirata e fantasiosa. Su questo terreno trova sublimazione un canto, che è un rap sciolto, di fonemi quasi onomatopeici: poco gallese e più inglese stavolta, con una vena psichedelica in perfetta simbiosi col vibrafono di Roberto Celi. Non è un’esagerazione affermare che Brychan surclassa anche certe voci considerate intoccabili nel rock, come quella di Bono: “Love you” ne è la prova tangibile.
“Reel in between” è un disco che vuole essere ascoltato in ogni suo particolare (fiati, archi, il mandolino in “Judas” o il bouzouki in “Rainbow”), ma che va anche immaginato e ballato. Non importa capire se ci sia più musica da club o da camera, più elettronica o canzone d’autore.
Conta farsi contagiare da una musica entusiasmante e suggestiva: “sacred and modern”. In pochi riescono a far muovere l’anima e il corpo come Brychan.


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Track List:

  • Desert flower|
  • Reelin’|
  • The wasp|
  • Souls|
  • Judas|
  • Vendetta|
  • Diamonds|
  • Love you|
  • Popstars|
  • Rainbow|
  • Nothing lost

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