Brad Mehldau - Largo

Brad Mehldau

Largo

2002 - WEA / WARNER BROS.

30/12/2002  |  di Christian Verzeletti

Brad Mehldau ci ha ormai abituato ad alternare le sue uscite tra i "Live at the Vanguard" e i lavori in studio: i primi sono un laboratorio in presa diretta, in cui con il Trio mette alla prova, esercita e insegue spunti da sviluppare poi a mente fredda in sala di registrazione.
Se un appunto si poteva fare a questo osannato e discusso pianista, era di aver raggiunto una forma tanto perfetta da suonare statica: tanto gli esercizi dal vivo quanto le prove in studio, sono ultimamente sembrati dei tentativi ripetuti di colmare qualche distanza, senza una direzione da seguire. Basti pensare all´ultimo "Progression" oppure al continuo lavoro condotto sulle covers.
Invece Brad Mehldau aveva tutto chiaro in mente, stava solo mettendo a fuoco, cercando la miglior definizione di nuove forme, e lo dimostra con questo disco, che finalmente porta nell´ambito del jazz quei cambiamenti da anni auspicati e spesso attribuiti proprio a Mehldau.
"Largo" fa confluire il rock, il noise, l´elettronica, addirittura il post rock in territori jazz: Mehldau era sì un bardo, ma avreste mai detto che si sarebbe fatto carico di tutto ciò? Non c´è la libera fertilità di un "Bitches brew", anzi, rimane sempre quel suo tratto distinto e stranito, ma più di un brivido arriva come una brezza a rinfrescare un´aria stantia. Già dagli strumenti utilizzati si intuisce che Mehldau sta dando una virata al suono, come se avesse deciso di spalancare tutte le finestre della sua camera: oltre ai classici piano, basso e batteria, compaiono vibrafono, flauti, oboe, clarinetto, fagotto, tromboni, programming, samples, tabla, percussioni, chitarra e synth. In tutto questo, "Largo" rimane fortemente un disco di Brad Mehldau, con quel tocco trattenuto e malinconico, pervaso da un solitario senso di disagio che detta anche la scelta delle cover, ma evita qualsiasi referenzialità, grazie anche all´apporto dei numerosi musicisti coinvolti.
Svanisce qualunque senso di monologo, e infatti, non a caso, Mehldau suona anche il vibrafono e un piano preparato, a volte distorto. Spesso le composizioni sono sostenute da due bassi (uno acustico ed uno elettrico), dalla ritmica della batteria e delle percussioni e da una coppia di tromboni. I fiati offrono arrangiamenti che rispondono rispettosi della voce del piano, mentre l´elettronica porta delle deviazioni al limite delle dissonanza: esemplare un pezzo come "Sabbath", in cui sembra di ascoltare Radiohead e Pearl Jam dedicarsi a un post rock strumentale.
Le cover sono ancora più personali di quanto ci avesse abituato "Exit music": "Paranoid android" dei Radiohead, "Dear Prudence" dei Beatles e il medley ancora dei Fab Four con Jobim in "Wave/Mother Nature´s Son".
"Largo" ci fa dire con certezza che Mehldau ha trovato la sua via: alcuni ancora lo contesteranno, ma è questa la strada da percorrere per diventare quel nuovo Messia che tutto il jazz aspetta da tempo.


Discografia:

Largo WEA / Warner Brothers (2002)
Progression Art of the trio Vol. 5 WEA / Warner Bros (2001)
Places WEA / Warner Brothers (2000)
Elegiac Cycles Warner / 1999 (1999)
Art Of The Trio, Back To The Vanguard Warner (1999)
Vol. 4-Back At The Vanguard WEA / Warner Brothers (1999)
Vol. 3-Songs Warner / 1998 (1998)
Vol. 2-Art Of The Trio WEA / Warner Brothers (1998)
Vol. 1-Art Of The Trio WEA / Warner Brothers (1997)
Live At The Village Vanguard, Vol. I Warner (1997)
Introducing Brad Mehldau Warner / 1995


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Track List:

  • When It Rains|
  • You´re Vibing Me|
  • Dusty Mcnugget|
  • Dropjes|
  • Paranoid Android|
  • Franklin Avenue|
  • Sabbath|
  • Dear Prudence|
  • Free Willy|
  • Alvarado|
  • Wave/Mother Nature´s Son|
  • I Do

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