Sancita la separazione da Jorge Rossy con “House on hill”, disco che recuperava le ultime registrazioni col batterista di un tempo, Brad Mehldau celebra in modo definitivo la collaborazione con Jeff Ballard attraverso questo disco dal vivo.
Entrato a far parte del trio nel 2005 (“Day is done”), Ballard è ormai in pianta stabile a fianco di Mehldau e Grenadier, qua catturati allo storico The Village Vanguard di New York nell’ottobre 2006.
Il live suona come l’inizio di una nuova fase per il pianista americano, che proprio al Village Vanguard era uscito allo scoperto e che qua ora torna a registrare da musicista affermato.
Non che ci siano grossi cambiamenti: l’attitudine di Mehldau è nota e viene sviluppata come al solito attraverso composizioni originali e cover. È piuttosto una questione di sfumature, anche nella scelta dei brani pop: gli Oasis al posto dei “soliti” Beatles e i Soundgarden al posto dei “soliti” Radiohead.
Sfumature più sostanziose sono quelle portate da Ballard, che coi suoi tempi segna più di un finale e permette a Mehldau maggiori variazioni.
Il suono è sempre adamantino, un colto esercitare da perfezionisti: non a caso la passionalità viene soprattutto dalle cover (compresa una “O que Sera” di Chico Buarque), anche se poi, quando i tre decidono di uscire dal romanticismo cristallizzato, si sentono passaggi di gran tecnica e spinta.
Il primo cd si fa ascoltare più volentieri, con una “Black hole sun” in versione standard di oltre ventitre minuti (le manca forse manca un elemento di disturbo), mentre il secondo pare svolgere un tema più sostenuto, soprattutto per via della accoppiata “Buddha realm” e “Fit cat”.
Da segnalare una “Secret beach” in cui Mehldau recupera lo spleen mesto, un po’ appassito, dei primi dischi per condurlo verso le direzioni più a scatti della formazione attuale. Quegli scatti che si sentono nel finale di “Countdown” (non ci sono le ansie febbrili di Coltrane, ma delle buone scosse) oppure nei tempi, dettati da Ballard, che cambiano pelle ai pezzi come in “C.T.A.”.
Alla fine ci si trova tra le mani un bel live: non da sventolare come una novità eclatante, ma piuttosto da custodire come portatore di interessanti sfumature. Un live che fa ben sperare anche per il prossimo album di Mehldau, che in studio ha bisogno di qualche cambio di direzione rispetto agli ultimi dischi.