I’m not there (soundtrack)<small></small>
Americana

Bob Dylan

I’m not there (soundtrack)

2007 - Sony
03/12/2007 - di
Troppo spesso ci siamo persi, faccio ammenda per primo, in tediose discussioni sulle voce di Dylan negli ultimi concerti, magari dimenticandoci di quante meravigliose canzoni abbia scritto.
L’occasione per ripassare l’enorme patrimonio musicale che continua a lasciare in eredità alla storia della musica, arriva questa volta dalla colonna sonora dello splendido film di Todd Haynes “I’m Not There” - titolo che si ispira al brano trovato nelle Basement Tapes Sessions registrate a Woodstock con la Band nel ´67, e qui ripreso nell’ispirata versione dei Sonic Youth e in quella ormai celebre dei sui interpreti originali - per un doppio album con oltre trenta pezzi più o meno noti, ma tutti indispensabili.
Il primo cd parte con una buona versione di “All Along The Watchtower”, con la splendida voce di Eddie Vedder sostenuta energicamente dai Million Dollar Baby, che poi intervengono con bravura in molti pezzi. Così come significativa, ancora una volta, è la produzione di Joe Henry che ha lavorato ad una bella manciata di canzoni, tra cui quelle di Richie Havens, John Doe e Ramblin’ Jack Elliot.
Nella prima parte di questa soundtrack meritano una menzione certamente Cat Power con la sua fedele “Stuck Inside The Mobile With The Memphis Blues Again” e lo stesso John Doe che non lascia indifferenti mentre si immerge nelle note di “Pressing Sign”. Lasciano il segno anche i Los Lobos che riempiono di umori messicani “Billy”, ma non si possono non citare il sempre bravo Jeff Tweedy, che si occupa “Simple Twist Of Fate”, e il vocione di Mark Lanegan che trasporta in profondità “Man In the Long Black Coat”.
Meno convincente, invece, la “Senor” di Willie Nelson, sopratutto dopo avere ascoltato lo stesso brano di Dylan nella intensa versione di Richard Shindell nel suo “South of Delia”.
Se il classico “Knockin’ On Heaven’s Door” lascia segni indelebili nella seconda parte della colonna sonora, grazie alla consueta interpretazione piena di pathos di Antony & The Johnsons, il pur bravo Sufjian Stevens si perde anche qui in svolazzi e ricami che trascinano all’infinito “Ring Them Bells”, cover che poteva tranquillamente finire qualche minuto prima. Ottima Mira Bolotte, meglio ancora la dolcissima “Like a Rolling Stones” di Charlotte Gainsbourg con i Calexico, per un disco che si mantiene su livelli interpretativi eccellenti sino alla fine.
Ma quando ci sono le canzoni di un genio, non è poi così difficile.

Track List

  • Cd doppio