Blood on the tracks<small></small>
Americana

Bob Dylan

Blood on the tracks

1975 - COLUMBIA
23/05/2006 - di
Bob Dylan ha sempre avuto l’innata capacità di risorgere ciclicamente da sè stesso: così ha fatto con “Oh, mercy” (1989) e con “Time out of mind” (1997) e così aveva già fatto negli anni ’70 e ancora prima.
“Blood on the tracks” è il primo capolavoro dopo l’uscita dalle scene per l’incidente in moto del 1966: una manciata di album interlocutori precedettero questa raccolta che segnò un vero spartiacque nella discografia di Dylan. Dello stesso anno è la pubblicazione dei “The basement tapes” seguita da “Desire” e dal tour con la Rolling Thunder Revue.
Dylan tornò qua ad azzerare la propria arte: un pugno di canzoni per sola chitarra, voce e armonica ri-registrate poi con l’aggiunta di qualche arrangiamento di organo, basso e steel. Pochi accordi, quasi sempre gli stessi, gli bastarono per quello che è uno dei dischi cantautorali per eccellenza (chiedere a Elliott Murphy piuttosto che a Francesco De Gregori o a Massimo Bubola).
Già il titolo dice quanto Dylan abbia immesso della propria vita in queste canzoni: alle prese con la fine del proprio matrimonio, trascese il privato con un linguaggio metaforico che sferzava sentimenti e relazioni. “Idiot wind” per esempio è un’invettiva contro un amore che non ha più nulla da dire, contro i media e contro il maluso della parola.
La tensione dei versi è concretizzata da una voce che si tira e si impenna anche nei momenti più delicati. Dylan è contemporaneamente romantico ed impietoso, mai nostalgico, e torna a porre le sue canzoni sulla strada: spostandole fisicamente dalla East Coast a New Orleans fino a toccare poeticamente Tangeri (William Burroughs) e l’Europa (Verlaine e Rimbaud), offre una visione irrequieta di un’epoca in precario equilibrio tra una fine ed un’inizio improbabili.
Il lato A, ovvero le prime cinque canzoni, è un modello per qualunque cantautore, ma tutto il disco, anche nei suoi episodi minori, è esempio di come tendere e pungolare l’interpretazione. Almeno quattro i pezzi da novanta, “Tangled up in blue”, “You’re a big girl now”, “If you see her, say hello” e “Shelter form the storm”, ma da segnare in rosso sono anche “Simple twist of fate”, “Idiot wind” e “You’re gonna make me lonesome when you go”.
“Blood on the tracks” è il disco più toccante di Dylan, ma soprattutto è quello con cui torna a sfidare l’arte: “Beauty walk a razor’s edge / someday I’ll make it mine”.

Track List

  • Tangled Up in Blue|
  • Simple Twist of Fate|
  • You´re a Big Girl Now|
  • Idiot Wind|
  • You´re Gonna Make Me Lonesome When You Go|
  • Meet Me in the Morning|
  • Lily, Rosemary and the Jack of Hearts|
  • If You See Her, Say Hello|
  • Shelter from the Storm|
  • Buckets of Rain