Black Rebel Motorcycle Club - Howl

Black Rebel Motorcycle Club

Howl

2005 - Echo

16/09/2005  |  di Luca Meneghel

Ho sempre adorato i Black Rebel Motorcycle Club, sin dal giorno in cui quei tre ragazzi di San Francisco entrarono in scena con un singolo perfetto, “Whatever Happened To My Rock ‘n’ Roll?”, e rilessero i grandi feedback e le chitarre distorte rese celebri dai Jesus and Mary Chain, la loro prima grande influenza.
Li ho amati ancor di più dopo il secondo album, il grande “Take Them On On Your Own”, in grado di alternare incendiari pezzi rock come “Stop” e “Six Barrel Shotgun” ad altri più introversi e commoventi come “In Like The Rose”. Molti sono stati gli avvenimenti che hanno preceduto (e influenzato?) la stesura del terzo disco, quello della maturità: l’abbandono e il ritorno del batterista Jago; il cambio di etichetta, dalla Virgin alla Echo (artefice dello splendido packaging); la svolta sonora, dal feedback alla chitarra acustica, una svolta non da poco per un gruppo come loro che sembrava aver scelto la propria inconfondibile strada fatta di un rock teso e distorto. Volevano cambiare, volevano canzoni più intime, volevano lasciarsi cullare da Dylan, Young e Lennon: “Howl”, un omaggio alla beat generation paradossalmente nel loro disco meno urlato, è il risultato di una svolta coraggiosa. Coraggiosa, sì: avevano il loro pubblico in grado di apprezzare appieno il loro sound, avevano riscosso successo con entrambi gli album ma questo non bastava più, volevano scavare dentro di sé, nelle proprie anime, volevano dar voce al proprio lato più dolce e intimo. Il risultato è fantastico e disarmante.
Due sono i pezzi con un minimo legame con il passato, entrambi magnifici: la title-track, mistica, con un perfetto organo iniziale che sembra dare il benvenuto nel loro mondo, e la conclusiva “The Line”, un viaggio sonoro di otto minuti su un incedere alla Velvet Underground (una canzone accostabile a quella “Salvation”, ormai un classico del gruppo, che chiudeva il primo album). Per il resto a dominare sono le chitarre acustiche, l’armonica assolutamente dylaniana che pervade il primo singolo “Ain’t No Easy Way” e “Complicated Situation”, gli echi blues pacati di “Restless Sinner” e quelli malinconici e profondi di “Devil’s Waitin”, l’influsso gospel in “Gospel Song”, i rimandi a Lennon (“Sympathetic Noose” sembra una vecchia registrazione del buon John) e a Drake (sembra essere lui a pizzicare le corde in “Fault Line”).
In “Howl” non ci sono riempitivi, il disco è curato dall’inizio alla fine e, tra pezzi semplicemente commoventi ed altri abili nell’intrattenere e rilassare, i tre Black Rebel riescono anche ad inserire canzoni così belle che diventeranno senza dubbio dei classici, perlomeno per i loro fans: su tutte, la geniale e dolce “Promise”.
Che non fossero delle meteore, che fossero diversi dai loro giovani colleghi, già lo avevano dimostrato con “Take Them On On Your Own”. Con “Howl” dimostrano di avere stoffa da vendere e di saper spaziare dal rock al folk al gospel al blues come solo i grandi musicisti sanno fare. Tanto di cappello.


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Track List:

  • SHUFFLE YOUR FEET|
  • HOWL|
  • DEVIL’S WAITIN’|
  • AIN’T NO EASY WAY|
  • STILL SUSPICION HOLDS YOU TIGHT|
  • FAULT LINE|
  • PROMISE|
  • WEIGHT OF THE WORLD|
  • RESTLESS SINNER|
  • GOSPEL SONG|
  • COMPLICATED SITUATION|
  • SYMPATHETIC NOOSE|
  • THE LINE

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