Se il varietà non fosse ormai uno spettacolo scialbo e spesso volgare, la Banda Osiris ne sarebbe un ottimo esempio. Basta guardare le loro intrusioni nel programma di Serena Dandini “Parla con me”, ultima di una lunga serie di performance televisive che li ha viste negli anni mescolare abilmente musica alta e bassa, comicità e teatro.
È da più di venticinque anni che questi quattro saltimbanco giocano a suonarle a destra e a manca: li potreste aver incontrati per strada, ascoltati in radio, ammirati con alcuni musicisti jazz o scoperti al cinema dietro a qualche colonna sonora di tutto rispetto. Hanno anche pubblicato un libro con un’attitudine da tuttofare che però si distingue da quella seriosa e presentuosa di molti colleghi: sia che punzecchino i luoghi comuni del nostro paese, sia che ne provochino i quartieri più colti, i loro progetti si reggono su competenza e autoironia.
Questo disco celebra e riassume uno stile tutto italiano che prende le mosse da Buscaglione per arrivare ai giorni nostri senza essere mai troppo caciarone: sono dei monelli quelli della Banda Osiris e hanno sfruttato al meglio la loro attitudine costruendosi un cd fatto di flash, di toccate e fughe, adatto per essere consumato in questi tempi tanto frettolosi.
Qualcosa però tra gag e citazioni lasciano sempre, anche perché non ostentano doti, non sbandierano verità né tantomeno si mettono a sfilare con gli ospiti che hanno accettato il loro invito (Fiorello, Frankie Hi-Nrg, Stefano Bollani, Monica, Demuru, Petra Magoni ecc). Loro divertono, si divertono e non si dimenticano di suonare.
Qualcuno potrà obiettare che è un azzardo far seguire Fiorello a Montale, che le suggestioni etno-elettroniche sono ormai abusate, che i canti popolari sono già stati shakerati troppe volte con lo ska, che il rap e le musiche balcaniche ci escono dalle orecchie, ma “Banda 25” corre via agile e pimpante senza banalizzare la poesia e senza scadere nella contaminazione pretenziosa.
Piacciono soprattutto “La favola dell’amore inventato” con la voce di Monica Demuru e l’organetto di Riccardo Tesi e la versione samba-reggae de “La filanda” con una Petra Magoni scatenata. I pezzi non sono oltraggiosi neanche quando si tratta di brevi inserti come le imitazioni di Fiorello che ad uno ad uno fa fuori prima Battiato, poi Ramazzoti e infine Vasco. Ci stanno anche gli echi di “Bella ciao”, che, come tanta musica popolare, originariamente non era quel lamento nostalgico che abbiamo fatto diventare negli anni.
Tra evoluzioni vocali e fiati bandistici, Gianluigi Carlone e soci la spuntano di nuovo tenendo le redini di un disco pop imbizzarito. Che non è da cavalcare come un destriero, ma piuttosto come un animale da circo. Anche perché “suonare con la Banda Osiris è come mettere la cravatta al maiale”.
Track List: