17/11/2010 | di Arianna Marsico
Limitandosi al’ascolto del primo brano 'Le Royal si potrebbe pensare agli Arturo Fiesta Circo come all’ennesima, per quanto elegante, rivisitazione della Bandabardò e del girovago per eccellenza Vinicio Capossela. Andando oltre però (in fondo se l’essenziale è invisibile agli occhi tenderà anche a sfuggire alle orecchie), ci si accorge che questa eterogenea formazione, capitanata dal bluesman italo - belga Sergio Arturo Calonego sa offrire un lavoro originale, carico di diversi profumi come un mazzo di fiori appena colti. 'E lo chiamerai Giovanni' è un concept album di ambientazione circense, regno delle cose che non sono come sembrano, e narra la storia di Royal 'pianista senza piano' di cui 'dicono che il padre a non fosse veramente suo padre e che, da uomo di classe [...]non si scatenò in un Menelao di ripicche nei confronti della sua promessa sposa: La Ballerina'. C’è spazio anche per la poesia delle vite di tutti i protagonisti del circo, incluso il Pagliaccio, archetipico esempio di uomo costretto a ridere anche quando il cuore piange, e l’Acrobata, probabilmente il vero padre di Royal, che volteggia disegnando il viso dell’amata perduta. Il disco è un lavoro dai testi pittorici, tanta è la precisione con cui le parole – pennellate delineano i personaggi, e dai suoni venati di vita. Solo questo termine descrive la miscellanea di pop jazz e cantautorato francese, a cui non mancano esplosioni rock come ne 'L’idiota'. Il brano, dal titolo di dostoevskiana memoria, alterna strofe più melodiche con ritornelli di pura adrenalina agnelliana. Non è facile mescolare Bibbia ( ne 'Il domatore' Calonego canta 'prendimi, se riesci...rispetto solo quello che moltiplicava i pesci', e lo stesso personaggio di Royal ha qualcosa di Gesù), circo, amore, vita bohémien, esaltazione e malinconia. Però gli Arturo Fiesta Circo ci sono riusciti, e stavolta tocca al pubblico inchinarsi di fronte all’artista.
Track List: