25/01/2012 | di Vittorio Formenti
Dopo tre anni di silenzio Ani Di Franco torna al suo pubblico con questo lavoro che prende il nome dalla celebre track ripresa da Pete Seeger ma che per il resto è composto da brani della penna di Ani.
Which Side Are You On è il sedicesimo frutto del lavoro in studio di questa artista di Buffalo (NY) che iniziò a produrre i suoi dischi con la sua propria etichetta, quella Righteous Babe giustamente diventata simbolo del suo essere incrollabilmente indipendente.
Negli anni ’90 Ani si era affermata come simbolo di una rivoluzione pacifica dal forte retrogusto hippy anche se con consistenti tinte di modernità sia per le musiche, elaborate e contaminate con vari ingredienti, che per i testi da “rock in opposition” taglienti e pertinenti ai tempi; tutte caratteristcihe che si ritrovano nel disco in questione.
Per l’occasione l’autrice si circonda di compagni di viaggio importanti quali i Neville Brothers, i chitarristi Adam Levy e Dave Rosser oltre che ad un certo numero di artisti di New Orleans.
Ne sortisce una mescola di influenze ben al di là del classico schema cantautorale voce + chitarra; si ritrova lo stile staccato e ritmato del suo folk, passaggi con fiati, recupero del country rock alla Americana, spruzzi di elettronica su basi acustiche, blues distorto, ritmi sempre in primo piano ed assai variati (dal punky alla marcetta, dal pizzicato acustico all’ethno ballabile).
La title track è ben rappresentativa di questo composito quadro e dello spirito con cui Ani rivede la sua tradizione, Albacore e Mariachi sono i momenti più delicati (e forse i migliori), If yr Not è quasi rumoristica, Splinter adotta uno schema più da canzonetta ironica,
Il piano dei testi, che rappresenta almeno il cinquanta per cento del senso del disco, è altrettanto coerente col meglio che Ani ha espresso nella sua carriera.
Le situazioni sono altalenanti tra sociale e privato, critica e serenità freak, movimentismo ed indipendenza individuale; un folletto sempre in agitazione che riesce, all’interno del singolo brano, a modulare gli elementi musicali in funzione di quello che vuole raccontare. Unworry e Amendment sono esempi particolari di questa capacità di passare, tra una strofa e l’altra, a mood diversi e contrastanti in sinergia tra note e parole, con non pochi momenti a tinte forti come quelli relativi al tema sull’aborto.
Beninteso, a parere di chi scrive Ani è più hippy che outlaw e quindi graffia ma non accoltella, vive attimi di depressione meditativa quasi da teenager e raramente arriva a climax veri e propri; Woody Guthrie e Johnny Cash erano un’altra cosa, e diciamo questo per dare la giusta dimensione ad una figura che in molti momenti è stata fin troppo messa sugli altari del rito alternativo.
Ciò posto il lavoro risulta di estremo interesse soprattutto per l’intelligente equilibrio tra tradizione e tempi moderni e per la rappresentatività dell’artista; certamente degno di stare al fianco di opere quali Out of Rage, Dilate e To theTeeth .
Un bel ritorno.
Track List: