Ani Difranco - Reprieve

Ani Difranco

Reprieve

2006 - Righteous Babe

20/10/2006  |  di Christian Verzeletti

Bisogna constatare che da almeno un paio d’anni Ani Difranco non riesce ad esercitare quell’attrazione che aveva innescato fino a “Revelling Reckoning” (2001).
In parte la scelta di proporsi senza band in una veste spoglia e solitaria ha ristretto il suo raggio d’azione; in parte “Educated guess” e “Knuckle down” nella loro coerenza acustica erano due raccolte ripetitive e in parte l’indefessa produttività con cui questa artista pubblica rischia di portare il pubblico ad una saturazione.
Eppure Ani Difranco continua a sfornare dischi che solo un ascolto distratto può liquidare come monotoni. E le sue canzoni non smettono di prendere una posizione forte come poche, non solo in ambito femminile.
“Reprieve” avanza sulla strada dei suoi più prossimi predecessori con un suono talmente scarno che ha portato alcuni a parlare di involuzione. In realtà la Difranco prosegue la sua ricerca portando stavolta qualche suono preparato e soprattutto arrangiamenti di chitarra sempre meno marcati: ultimamente infatti i suoi caratteristici colpi sincopati sono andati dilatandosi in una forma di canzone già abbozzata in passato con ballate come “To the teeh”.
Quello che oggi Ani propone è un folk radicale e moderno, che non cerca nè la via del canto popolare né tantomeno un lento fascino acustico: il suo obiettivo è scavare l’interiorità dell’ascoltatore per poi emergerne come una radice dal cemento.
Accompagnata soprattutto da sé stessa e da Todd Sickafoose, che è diventato la sua spalla negli ultimi anni, ha prodotto e suonato con lo sporadico aiuto di Mike Napolitano e tale Saint Claude in fase di missaggio e rumori registrando prima a New Orleans e poi a Buffalo.
Le canzoni sono ovviamente costruite sulla sua voce e sulla sua chitarra e poi intagliate dagli interventi di Sickafoose al basso acustico, piano, wurlitzer, tromba e organo a pompa. I suoni sono minimali ma più che sufficienti ad aumentare l’effetto dei pezzi scanditi tra gioia e disincanto.
La title-track è un pezzo parlato in cui Ani dà ulteriore prova di una capacità espressiva concreta che non risparmia critiche sociali nemmeno al femminismo. Si raccomandano ripetuti ascolti per cogliere l’equilibrio di “Hypnotized”, la trama interiore di “Subconscious”, la cadenza tesa di “Decree” e le immagini scolpite di “Unrequited”.
“Reprieve” è un album che va colto nella sua interezza coniugando canzoni, testi e suoni come non sempre succede. Solo una volta compiuto questo sforzo, ci si accorge di quanto la musica di Ani Difranco stia ancora sbocciando. Rigogliosa e sempreverde come l’immagine in copertina, ispirata da una foto scattata ad un albero poche ore dopo l’esplosione della bomba atomica.


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Track List:

  • Hypnotized|
  • Subconscious|
  • In the margins|
  • Nicotine|
  • Decree|
  • 78% H2O|
  • Millennium Theater|
  • Half-assed|
  • Reprieve|
  • A Spade|
  • Unrequited|
  • Shroud|
  • Reprise

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