Già i precedenti dischi degli Anatrofobia avevano presentato un work in progress difficilmente definibile e contenibile.
Questo nuovo “Tesa musica marginale” continua sulla stessa strada con quel modo che è uguale e diverso ogni volta: non cambia cioè il punto di partenza del gruppo torinese, ma cambiano nuovamente i risultati e le sfumature che ne derivano.
Se nel precedente “Le cose non parlano” l’uso della voce, della chitarra elettrica e della programmazione erano stati una novità, qua sono le intrusioni del fagotto di Alessio Pisani e quelle noise di Roberto Sassi a insinuarsi tra gli elementi del trio.
A vedere la scaletta verrebbe da pensare, se non ad un “greatest hits”, almeno ad una raccolta di brani solo in parte inediti, dal momento che “Uno scoiattolo in mezzo ad un’autostrada” e “Frammenti di durata” erano già comparsi sugli ultimi due dischi. Invece “Tesa musica marginale” è un disco del tutto nuovo perché gli Anatrofobia non smettono di lavorare come un ensemble aperto, in cui tutto, anche il proprio passato, viene ricostruito come una materia ignota.
Così “Uno scoiattolo in mezzo ad un’autostrada” arriva in una versione meno piena e meno punk di quella “originale”, con il tema ben delineato, eppure altrettanto inquieta, fino a schiantarsi contro un muro sonoro finale dominato dal synth. Già qui emergono le caratteristiche basilari del lavoro: gli Anatrofobia suonano meno aggressivi e meno distorti, come se stessero mirando sempre più la loro ricerca. Non si può parlare di una direzione definita, perché il suono di questi muscisti è un fluire inesausto, un catturare su disco un momentaneo punto d’arrivo, che la volta successiva è già altrove.
Comunque Andrea Biondello, Alessandro e Luca Cartolari riescono di nuovo in una tensione invidiabile, in cui gli strumenti vengono usati in modo tanto radicale quanto libero. Se il suono appare meno contratto e più (dis)teso, è perché i tre, anzi i cinque, giocano con lo spazio come non facevano prima, attendendo e preparando le parti più dure con soffi ed echi: in questo sono aiutati soprattutto dalla chitarra di Roberto Sassi e dall’uso di di effetti e campionature. Esemplare è “La prima merla”, in cui ogni singolo contribuisce ad uno spazio prima dei profondi segni lasciati da un sopraggiungere di colpi improvvisi e brutali.
Gli Anatrofobia si muovono in un regime di anarchia sempre più cosciente e, se “Le cose non parlano” era stato un passo avanti decisivo, questa è la cosiddetta dimostrazione di maturità: il disco colpisce in modo più aperto, con elementi di musica classica e d’avanguardia fatti propri negli ultimi tre pezzi.
“Tesa musica marginale” è una buona occasione per quanti non conoscessero gli Anatrofobia, essendo il meno duro e il più ampio dei loro dischi: per tutti gli altri è un ulteriore prova di una musica che meriterebbe di essere sempre meno marginale.
Track List: