Anais Mitchell - Young Man In America

Anais Mitchell

Young Man In America

2012 - Wilderland /Audioglobe - A Buzz Supreme

Americana Songwriting Folk

02/02/2012  |  di Ilenia Beatrice Protopapa

Da Ani ad Anais. La prima Di Franco, la seconda Mitchell. Potrebbe essere una bella battuta – ci scherzavo proprio pochi giorni fa con un amico che di sicuro ora starà leggendo! – e invece non è uno scherzo, è proprio così: il produttore è Todd Sickafoose (già con Ani Di Franco, dunque), musicista, bassista americano di gran caratura, quindi di certo una bella garanzia per l’album Young Man in America della statunitense Anais Mitchell (classe 1981). Non si direbbe che sia così giovane, non per le sembianze fisiche, bensì per stile e musicalità, nonché per vocalità; in effetti la ragazza sembra saperci fare talmente che le daresti già una certa esperienza. Gli album alle spalle (lei è sulla scena dal 2002 quando uscì con The Song They Sang… When Rome Fell) ci sono tutti – e tra l’altro Hadestown del 2010 è stato un grande successo di critica – come ci sono i vari stili tra cui si destreggia con grande abilità: il folk raffinato, il country, il jazz e lo swing. Young Man in America ha il suono di una chitarra, la sua, d’impatto e d’atmosfera dallo stile alla Damien Rice. Ha il suono di quegli ambienti un po’ bucolici e anche un po’ western, un po’… Vermont, appunto!

Ascoltando l’album ci passano di fronte come in un documentario, la vegetazione rossastra dell’autunno, i cieli limpidi, le nuvole bianche dipinte come acquerelli. Quadri bellissimi ed eterei che la biondissima Anais dal il viso pulito, gli occhi limpidi color del cielo, le labbra rosa piccole e carnose da bambina, così come il timbro della voce – potrebbe benissimo essere lei la Venus della quinta traccia, pezzo dall’attacco frizzante ed impertinente – dipinge con maestria e delicatezza, tracciando riferimenti anche alla Bibbia e ad Abramo (pensiamo a Diyn Day). Fa freddo nel Vermont, ci vuole calore e dolcezza. La vocalità di Anais fa sì che le note arrivino soavi a dispetto dell’inquietudine che caratterizza  proprio il protagonista della seconda traccia (che dà il titolo al cd, Young Man in America appunto), il giovane uomo in America, inquieto, a tratti inquietante, perennemente insoddisfatto in primo luogo di se stesso, un novello dongiovanni che ricerca in maniera spasmodica il piacere, ma che non trova mai la piena soddisfazione. Figura filosofica tra un Kierkegaard ed un Herman Hesse, metafora di questa nostra caduca esistenza.

È matura Anais, matura nell’affrontare tematiche come inquietudine, dolore, insoddisfazione, sempre attuali, ma a forte rischio di banalità. Invece no, lei, la bionda del Vermont ce le confeziona con profondità e originalità, trasmettendoci (di pancia) l’insensatezza e il disagio che un dolore provoca, come nel brano Shephard, dove lui perde la moglie che muore di parto e la musica ti entra fino all’osso penetrando come solo il dolore ed i sensi di colpa san fare. E tutto si distrugge, comprese le nostre esistenze! Apocalisse sì, ma forse anche rinascita e filo di speranza come nel pezzo You Are Forgiven che arriva orecchiabile fin dall’attacco.

Fa freddo nel Vermont di Anais, forse l’angoscia sale come il rosso dei paesaggi d’autunno, ma si può sorseggiare un punch alzando gli occhi a quel cielo di acquerelli e di nuvole bianche… Atmosfera!


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Track List:

  • Wilderland
  • Young Man in America
  • Coming Down
  • Dyin Day
  • Venus
  • He Did
  • Annmarie
  • Tailor
  • Shepherd
  • You Are Forgiven
  • Ships

A Buzz Supreme http://www.protosound.net Pyxel.it Marte Live Mk Records