American Music Club - The golden age

American Music Club

The golden age

2008 - Cooking Vinyl

12/03/2008  |  di Christian Verzeletti

I dischi degli American Music Club sono sempre stati un rifugio per gli appassionati di buona musica, un luogo in cui potersi mettere al riparo dalla tanta pochezza di radio e classifiche.
Il loro è un pop-rock di qualità, che è riuscito ad offrire un asilo confortante anche quando si è rimesso in attività con una reunion inattesa. Superato con classe e con personalità il fatidico momento del ritorno, Mark Eitzel e compagni dimostrano con questo “The golden age” di poter continuare con regolarità la loro proposta.
Rassicurante, si diceva, è l’effetto della loro musica, per via dello spleen profondamente nostalgico del canto di Eitzel e di arrangiamenti che non smettono mai di limare malinconie mainstream. Rassicurante, ma mai scontato, nonostante il tanto mestiere che venga applicato in ogni canzone.
Se “Love songs for patriots” era un manto sotto cui proteggersi dalle turbolenze di un’America ostile, questo “The golden age” si apre inaspettatamente a scorci di paesaggi più illuminati. Intendiamoci, si tratta sempre di sfumature, perché nel Club della Musica Americana regna sempre un’atmosfera mesta, molto deep blue, e la luce, quando c’è, è più fioca che baluginante.
Insomma, si sta sempre a guardare un mare sovrastato da un cielo grigio – per l’esattezza è l’Oceano Pacifico visto da San Francisco -, ma ogni tanto si intravedono dei riflessi, delle increspature che pungono gli occhi.
Merito della produzione di Dave Trumfio (Wilco, My Morning Jacket) e merito soprattutto di questi signori brizzolati, ancora capaci di esercizi mirabili e di alcune gemme come “Decibels and the little pills”, ariosa quanto basta, e “One step ahead”, in splendido equilibrio su onde romantico-delicate.
La perla del disco è “All the lost souls welcome you to San Francisco”, un piccolo manifesto di discrezione pop, che suona come un invito da parte della band a quanti hanno ancora orecchie, anima e buon gusto.
Keyboards, fiati e fisarmonica si infilano sotto pelle in ogni traccia e, anche se qualcosa tende ad assomigliarsi, la scaletta ruota con stile lo sguardo sul mondo. Prova ne sono le ultime due tracce, che rendono ancora più esplicita la filosofia degli American Music Club: una nostalgia dimessa, ma mai arrendevole, che fa della propria introspezione uno strumento distintivo.
Troppo pacati, troppo educati e – diciamolo – troppo bravi, per piacere alle masse. Quello di Mark Eitzel e soci rimane un club d’elitè: basta l’acquisto di un loro cd per entrare a farne parte e godere dei vantaggi annessi. Soggiorno a San Francisco compreso, in un luogo affatto turistico.


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Track List:

  • All My Love|
  • John Berchman Victory Choir|
  • Decibels And The Little Pills|
  • Sleeping Beauty|
  • Stars|
  • All The Lost Souls Welcome You To San Francisco|
  • Who You Are|
  • Windows On The World|
  • One Step Ahead|
  • Dance|
  • I Know That´s Not Really You|
  • On My Way|
  • The Grand Duchess Of San Francisco

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