American Music Club - Love songs for patriots

American Music Club

Love songs for patriots

2004 - Cooking Vinyl

12/10/2004  |  di Maurizio Pratelli

Sono passati già dieci anni dal quel “San Francisco” che aveva lasciato un po’ d’amaro in bocca a tutti. Quell’album incolore, sembrava chiudere definitivamente la storia di un gruppo culto che, a cavallo tra gli anni ‘80 e ’90, aveva prodotto almeno un paio di capolavori come “California” ed “Everclear”. Con Eitzel che da tempo aveva avviato una carriera solista, senza dimenticare in almeno un paio di dischi il suo genio, nulla faceva pensare ad una reunion. Tanto più che lo stesso Eitzel, forse evocandoli e non avendoli mai dimenticati, aveva recentemente registrato in Grecia un curioso e discutibile album, “The Ugly American”, nel quale ricantava molti successi degli AMC, accompagnato da un gruppo di musicisti locali.
Ma poi qualcosa è cambiato, almeno da quando lo scorso anno il batterista Tim Mooney aveva provato a bussare alla porta, o al cuore di Eitzel. Così, se nella giungla del rock il tam tam della reunion era diventato una certezza che non poteva coglierci impreparati. A sorprendere sono invece le canzoni, che riportano alla miglior produzione degli AMC, cancellando in un sol colpo gli oltre due lustri trascorsi dall’ultimo buon disco, “Mercury” del 1993.
Un lavoro liberatorio, a partire da quel “Ladies & Gentlemen It’s time”, urlato nell’incipit del disco, che ben misura la voglia di riscossa e di urgenza comunicativa, covata dalla band in questi anni. I dischi di Eitzel cantautore non l’avevano soddisfatta e nemmeno avevano sopito la delusione, non solo dei fan, per quel, ora possiamo dirlo, temporaneo congedo peraltro dedicato alla propria città.
“San Francisco” andava riscattato e non era facile: dopo tanti anni sarebbe stato logico aspettarsi che freschezza, passione ed energia non sarebbero state più le stesse, che la magia delle loro indimenticabili canzoni non potesse più ripetersi.
Invece no. Questo disco racchiude in se tante voglie e le esterna con la rabbia di un songwriter di classe come Mark Eitzel, capace con la band di dosare alla perfezione irruenze folk-rock e ballate acustiche. Perso il solo polistrumentista Bruce Khapan, sostituito da Marc Capelle, che qui si destreggia tra piano e tromba, gli AMC confezionano un disco di altissimo livello che, se ancora una volta non servirà a rendere i giusti meriti a questo quartetto californiano, non potrà non entusiasmare chi ha iniziato ad amarli fin dal promettente “Engine” del 1987.
Se già alla terza canzone, la splendida “Patriot’s Arm”, molto vicina allo stile di Nick Cave, l’album spicca il volo, il resto del viaggio non è meno interessante. La rabbiosa partenza si placa, canzone dopo canzone e attraversa i turbolenti cieli d’America senza incontrare vuoti d’aria. Passando da “Only Love Can Set You Free” alla suadente ballata pianistica “Mantovani The Mind Reader”, le atmosfere si ammorbidiscono e la luce diventa quella rarefatta dell’incanto notturno di “Myopic Books”. E se le prime luci dell’alba ritornano ad illuminare il giorno attraverso “The Horseshoe Whreat in Bloom” gli AMC ci lasciano accompagnandoci in un morbido atterraggio.
Anche se ad attenderci ci sono le braccia del diavolo. Bentornati.


Condividi:


Track List:

  • LADIES AND GENTLEMEN|
  • ANOTHER MORNING|
  • PATRIOT´S HEART|
  • LOVE IS|
  • JOB TO DO|
  • ONLY LOVE CAN SET YOU FREE|
  • MANTOVANI THE MIND READER|
  • HOME|
  • MYOPIC BOOKS|
  • AMERICA LOVES THE MINSTREL SHOW|
  • THE HORSESHOE WREATH IN BLOOM|
  • SONG OF THE RATS LEAVING THE SINKING SHIP|
  • THE DEVIL NEEDS YOU

American Music Club



Leggi anche:

Recensioni: