10/10/2011 | di Ambrosia J. S. Imbornone
C’è musica plasticosa e vuota da ballare, musica da ascoltare ad occhi chiusi, musica per riflettere, arrabbiarsi e scendere ad urlare in piazza. La musica degli Amelie Tritesse è da leggere e sentire.
Non un album, non un semplice progetto multisensoriale di musica, racconti e illustrazioni di volti e interni, momenti e stati d’animo a tratti intensi e colorati (di Fabrizio Pluc Di Nicola), ma quasi uno spettacolo da introiettare e ricreare ascoltando dentro di sé le parole del booklet, storie umilmente cinematografiche e "artigianali" che non insegnano, non vogliono commuovere, ma dipingono la realtà attraverso la realtà, tra audiocassette, svendite di lp, locali, precariato che azzera la voglia e quasi l’opportunità di conversare (nell’ottima, realistica Liverpool Club), ed estati da non amare.
Questi frammenti di reale non levigato e abbellito, ma incorniciato nei suoi colori veri, ti lasciano allora lì ad interrogarti sul loro significato, come dinnanzi agli episodi aspri e banali della vita di ogni giorno e alle epifanie di caratteri e riti del quotidiano.
Si avverte una cesura tra gli schizzi di batteria, piano e scintillii oscuri di suoni sintetici che fanno da sfondo al reading di Manuel Graziani dal sapore agro e fumoso da un lato e le loro code o intro musicali dall’altro, canzoni vere e proprie con versi in inglese su cui scivola acido il cantato di Paolo Marini, tra ritmica ad alti volumi, chitarre acustiche e riff di piano malinconici.
Non mancano tracce in cui la parte spoken è assente (Suddenly, con un basso ctonio e magnetico, e At the Door) e la musica conferma il fascino minimale di un rock acustico che sconfina nella folktronica; esso sa di America e notte e, dondolando piano, mescola gli umori con gli odori delle strade e della città.
C’è qualcosa di imperfetto nella musica del gruppo, nel cantato sghembo, nei vuoti che assorbono la luce, e proprio questo qualcosa rende questi brani accattivanti e ruvidi.
Completa l’esordio della band di Teramo un “racconto pulito” dello “scribacchino perimetrale” e musicista Manuel Graziani, che tra le preoccupazioni per i vestiti buoni da lavare racchiude screzi, noie e fantasie musicali smithsiane.
Dalla provincia cronica la realtà fedelmente ricalcata dagli Amelie Tritesse e catturata dalla loro trama di parole e semplici, amare linee musicali vi aspetta.
Track List: