06/09/2011 | di Alexandra Lagorio
Ai nati nella metà degli anni '80 We are sailing degli AIM non può non ricordare l'adolescenza, quando il termine emocore non era ancora associato alle frangette, a efebici attori-cantanti statunitensi, ma a quella parte dell'indie rock dai suoni cupi, chitarre languide e testi il più delle volte malinconici e introspettivi.
Nel disco degli AIM è presente tutto questo, ma con meno atmosfere made in USA stile Brand New e Thursday a cui ci avevano abituati nei dischi precedenti e suoni decisamente più familiari, cambiamento forse dovuto all'intervento di Federico Dragona dei Ministri come produttore artistico che qua e là mette lo zampino rendendo talvolta (anche troppo) riconoscibile l'influenza del gruppo milanese.
Tuttavia l'evoluzione degli AIM si spinge oltre: quattro degli undici brani contenenti nel disco sono in italiano, ed è una scelta coraggiosa, o forse sarebbe meglio dire rischiosa, sicuramente un'arma a doppio taglio. La lingua italiana risulta una scelta vincente laddove l'immediatezza della comunicazione è fondamentale – nei testi che raccontano di esperienze personali, di riflessioni sui momenti di cambiamento della vita (Xave, ballatona sulla necessità di lasciare da parte ogni egoismo nei rapporti di coppia e di amicizia e Come se, uno dei pezzi riusciti meglio, forse un po' troppo Verdena tra delay e tematiche) – ma fa emergere di più i punti deboli della scrittura quando ci sia avventura in pezzi più ironici sulla società attuale (In Tre, critica allo stereotipo di brianzolo tutto lavoro, casa e suv e Il nemico in casa).
Invece è sui pezzi in inglese che il trio da il meglio di sè: un'apocalittica Solaris, dai suoni cupi e avvolgenti, in cui la parte musicale sembra rispondere negativamente alla domanda che viene posta nel ritornello "who's still shining?", la più positiva Tremolo in cui a tratti prendono il sopravvento atmosfere più luminose, quasi anni '60 e l'iniziale Reverse, traccia ideale per essere catapultati nel mood del disco.
Centinaia di date all'attivo in Italia, mini tour europei, ampi consensi e, se fossimo in America e il sound fosse più luminoso e paraculo, probabilmente il loro disco sarebbe in vendita da Hollister, proprio all'altezza delle casse.
Al contrario siamo in Italia e siamo anche davanti alla tipica situazione in cui perversa l'indie rock nostrano da un po' di tempo a questa parte: nessuna idea innovativa, grandissima cura per i suoni, testi intimi, interessanti, ma sguardi rivolti all'interno, sempre più attenzione alle viscere e alle soluzioni individuali ai problemi sociali, circa un'ora di musica piacevole.
Track List: