22/09/2004 | di Maurizio Pratelli
In una terra come gli Stati Uniti, abituata a celebrare i propri eroi scomparsi, siano essi sportivi, attori o, appunto, musicisti, il tributo è un passaggio praticamente obbligatorio.
Così, a pochi mesi dalla scomparsa di Johnny Paycheck, sfortunata icona del country americano, l’attenta Sugar Hill ha raccolto negli studi di Nashville una quindicina di artisti, che accompagnati da un’ottima “house band” hanno dato vita ad un omaggio spontaneo e appassionato, lontano mille miglia dalle bieche operazioni commerciali che spesso accompagnano prodotti di questo tipo.
La vita di Paycheck, quella artistica, iniziata a metà degli anni ’60 raggiunse il massimo del successo nel 1978 quando, grazie alla brillante “Take This Job & Shove It”, divenne un’autentica stella di un genere che gli States, ancora oggi, continuano a venerare come dimostrano anche le classifiche di queste settimane che mettono Tim McGraw, from Nashville naturalmente, davanti a tutti.
Una discografia impressionante che in quasi quarant’anni di carriera ha prodotto una settantina di album. Uno degli ultimi, ironia della sorte, fu proprio un tributo: quello a George Jones, pubblicato nel 2002.
Quella privata, interrotta a soli 64 anni, conobbe invece il punto più disperato quando nel 1984, accomunandolo a qualche collega ancora più irrequieto, come ad esempio Merle Haggard, fu arrestato e poi rinchiuso in prigione dall’89 al 91, per aver sparato ad un uomo in un bar del “suo” Ohio.
Intanto, mentre è facile immaginare che Hollywood, dopo quello in lavorazione su Johnny Cash, non si farà sfuggire l’occasione per un altro film, attraverso questo disco è già possibile riassaporare l’intensità del country soul di Paycheck e magari riscoprirne anche l’assoluto valore di compositore.
“Someone to give my love to”, uno dei suoi brani più noti, qui interpretato con calore dalla bella voce di Al Anderson, rende già l’idea, ma riascoltare “I did the right thing” cantata con grande intesità dal buon Dallas Wayne non può non emozionare ancora.
La canzone che da il titolo al tributo, e non poteva essercene una migliore a rappresentarlo, è affidata all’anima di Mavis Staples, che accompagnata dall’organo di Phil Madeira (produttore di BBBBBB) riesce a cogliere tutta l’intensità di “Touch My Heart”.
Che dire poi di “Motel Time Again” che trova nuovo vigore nel particolarissimo timbro vocale di Bobby Bare J.? Non molto, non c’è tempo, perché subito dopo una languida “A man that’s satisfied”, un bel quartetto, nel quale trova posto anche il leader dei Wilco Jeff Tweedy, suggella nel migliore dei modi un tributo di gran classe, riproponendo il già citato hit “Take This Job and Shove it”.
Riscoprire Paycheck, ascoltare Hank Williams III o Dave Alvin che lo interpretano, e poter scoprire Bobby Bare Jr., di cui non tutti forse conoscono l’ottimo disco d’esordio “Young Criminals´ Starvation League”, sono alcune delle cose che possono capitare ascoltando un solo disco. Non male.
Track List: