A.a.v.v. - Tora! tora! 2003

A.a.v.v.

Tora! tora! 2003

2003 - MESCAL

15/09/2003  |  di Christian Verzeletti

Una compilation con brani dei gruppi partecipanti al “Tora! Tora! Festival” non ha molto senso per chi ha assistito almeno ad una delle tappe di questo circo itinerante. Meglio sarebbe stato proporre questo doppio cd in versione live con registrazioni in presa diretta per trasmettere il senso dell’evento e del fare festa, ma va detto che questi due dischetti sono un’ottima presentazione e anche un buon aggiornamento per chi avesse tenuto le orecchie chiuse negli ultimi anni.
In attesa del gran finale a Milano il 20 settembre al Pala Mazda, si può già dire che l’edizione di quest’anno ha fatto segnare una maggior apertura del cast verso bands nuove e anche meno affermate del rock italiano. Se questo è un altro dei meriti che vanno riconosciuti a quei coraggiosi capeggiati da Manuel Agnelli e da Valerio Soave della Mescal, rimane invece un neo del disco, che non comprende tutti i nomi del cast.
Impossibile in questi casi dare spazio a tutti, ma pare ingiustificata l’assenza degli Zu, che pure sono stati protagonisti in più di una data. Una maggior apertura della scaletta avrebbe trasmesso efficacemente anche quel concetto di alternativo che il festival porta avanti. Al di là delle lamentele su chi è fuori e chi è dentro, “Tora! Tora! 2003” è una buona occasione, l’ennesima, per riflettere sulle potenzialità del rock italiano e della sua gestione.
Essendo questo spazio troppo ridotto, ci limitiamo a constatare che il festival ha fatto registrare un pubblico di circa 100.000 persone nelle prime quattro date (alcune gratuite): bisogna ancora nascondersi dietro alla cosiddetta crisi o si può cominciare piuttosto a discutere dell’incapacità del nostro sistema musicale?
Ai posteri l’ardua sentenza, ma ci sembra che il concetto applicato dal Tora! Tora! per la composizione del cast suggerisca qualche buon elementare consiglio: il far suonare gruppi di genere contrapposto attira un pubblico più vasto ed è la dimostrazione che la musica non va affrontata con il paraocchi, come troppo spesso succede tra addetti ai lavori. Essere settoriali, o specializzati, o inquadrati, a seconda dei punti di vista, rischia di essere solo un adeguamento a quella logica da centro commerciale in cui la musica è oggi imbrigliata.
Basta scorrere la scaletta di questi due cd per capire che il rock si muove ancora per opposizione e repulsione più che per conservazione ed attrazione: se era facilmente intuibile che i Modena City Ramblers potessero convivere con gli Africa Unite, ci piace invece segnalare come i Midwest precedano la dance dei Motel Connection e come i Micevice facciano una bella coppia con Good Morning Boy. E, anche se non ci piace, dobbiamo ammettere che Elisa sta nei pressi di Marco Parente, mentre Bugo tra gli Elle e i Giardini di Mirò. A questo punto si potrebbe dare spazio anche a quel nostro rock, di stampo più americano, portato avanti da gruppi come Cheap Wine, W.I.N.D. o Groovers.
Il Tora Tora è comunque la dimostrazione che, votando la causa della musica, qualche risultato si può ancora ottenere: questi gruppi ce ne danno l’esempio. Cosa ci vuole per capire che questa potrebbe essere una scena dall’impatto molto più forte (anche sul mercato)?


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