A.a.v.v. - Songs for another place

A.a.v.v.

Songs for another place

2006 - URTOVOX / AWFULBLISS

19/05/2006  |  di Christian Verzeletti

Diciamolo subito: nella maggior parte dei casi le compilation sono operazioni commerciali, bene che vada con un tema più o meno centrato. E spesso durano il lasso di una stagione rivelandosi una lista di artisti solo in teoria affini.
Questa pubblicata dalla Urtovox e dalla Awfulbliss è una compilation atipica. Innanzitutto per l’idea da cui nasce: accostare una serie di gruppi italiani ad altrettante band americane. Poi per la lunghezza: due cd per un totale di trentotto canzoni. E infine per la natura dei musicisti, tutti più o meno indipendenti o comunque provenienti dal cosidetto underground, quindi poco e relativamente noti. L’operazione è interessante perché permette di scoprire alcune realtà altrimenti troppo lontane, ma soprattutto perché offre musica di qualità.
Il doppio cd è organizzato in un primo dischetto, curato dalla Awfulbliss e riservato agli americani, e in un secondo, curato dalla Urtovox e dedicato invece agli italiani. Un plauso va fatto alle due etichette per la mole di lavoro svolta in fase di assemblaggio e per la mira con cui sono stati scelti i gruppi: la compilation si svolge infatti sul filo comune dell’indie-folk che ognuno degli interessati interpreta a seconda delle proprie attitudini. La scaletta sviluppa un approccio più o meno acustico, malinconico e trasognato, ma non per questo fragile come spesso succede in ambito indie.
Sulla sponda americana si fanno notare soprattutto i Great Lake Swimmers, i Dolorean, i Barzin e i Phosphorescent: ovviamente le band d’oltreoceano lambiscono con maggior facilità territori country, celandosi dietro interpretazioni apparentemente minute che distillano però canzoni tutte d’un pezzo in grado di emozionare come fanno anche i Luca con “Dangerous”.
Sulla sponda italiana si comincia con Songs for Ulan che avrebbe tranquillamente potuto essere un punto di forza nella track-list del primo cd, e non solo lui. Stupirà infatti chi non conosce la scena underground italiana, quanto sia minima la distanza tra le due sponde: incuriosiscono soprattutto l’orchestrina dei Midwest, l’intensità appesa ad un filo di Goodmorningboy e le microstrutture dei Rosolina Mar. Ma il pregio della compilation intera è che ognuna di queste canzoni offre un motivo valido per andarsi a cercare i dischi della rispettive band.
Alla fine chiudono i Softone con i tocchi e la luce delicata della title-track, che sembra davvero indicare un altro posto in cui la musica possa esistere, libera di crescere e di diffondersi. Un sogno? Un’utopia irralizzabile probabilmente. Ma è giusto coltivarla e crederci: in questo caso ci sono le condizioni per farlo, perché, a differenza di altre compialtion, “Songs for another place” offre molto più di qualche parvenza.


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