A.a.v.v. - Sail away: the songs of randy newman

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Sail away: the songs of randy newman

2006 - Sugar Hill

08/06/2006  |  di Christian Verzeletti

Nonostante tutti i pregiudizi che si possano nutrire verso le compilation e i dischi tributo, bisognerebbe accogliere con favore un album dedicato alle canzoni di Randy Newman perché queste andrebbero riconosciute insieme a quelle delle grandi icone della musica americana (se il loro autore non fosse troppo ateo, troppo colto e troppo ironico per far parte di qualunque categoria).
Merito della Sugar Hill, una delle etichette roots per eccellenza, che ha radunato un cast di musicisti adatti a mettere in risalto la natura sudista della musica di Newman e il suo lavoro svolto all’interno degli stili classici della tradizione americana. Ovviamente gli artisti chiamati in causa fanno tutti parte del rooster dell’etichetta, ma il risultato non è affatto scontato o semplicemente promozionale, perché le interpretazioni sono di qualità e soprattutto sentite.
Il disco, prodotto e assemblato da Steve Fishell, evita di soffermarsi sulla parte più commerciale della carriera di Newman, quella dedicata alle colonne sonore, e va a pescare invece quelle canzoni da cui emerge il suo spirito storico e critico.
L’inizio è splendido con Tim O’Brien che interpreta “Sail away”, rimando alla tratta degli schiavi, e Sonny Landreth alle prese con la storia di alluvioni di “Louisiana 1927”: tra fiddle e chitarra, entrambi forniscono un’interpretazione tesa e intrigante dell’arte di Newman, sottolineando quel piacere ambiguo di cui sono intrise le sue composizioni.
Una garanzia sono i Reckless Kelly in compagnia di Joe Ely per “Rider in the rain” e uno Steve Earle a cui bastano pochi accordi e la sua voce per tirar fuori la forza controversa di “Rednecks”. Una sorpresa per così dire viene invece dalle voci femminili: Allison Moorer trascina “Marie”, mentre i Duhks si divertono a provocare in “Political science” grazie ad un gioco di strumenti e al canto di Jessica Havey.
Ispirata anche la versione strumentale di Bèla Fleck di “Burn on” e discrete le esecuzioni più ordinate come quelle dei Guster (“Memo to my son”) e di Kim richey (“Texas Girl At The Funeral Of Her Father”).
A differenza di molti altri tributi e nonostante l’alternanza delle voci in scaletta, “Sail away” ha il pregio di mettere in primo piano la qualità e la caratteristica iconoclasta della musica di Newman: per questo riesce a suonare omogeneo e provocante come fosse un disco dello stesso autore.
Non si sa mai che sia la volta buona per andare a (ri)scoprire le canzoni di un grande songwriter. In attesa di un tour che quest’estate dovrebbe portare Randy Newman a suonare nel nostro paese.


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Track List:

  • Tim O’Brien, Sail Away|
  • Sonny Landreth, Louisiana 1927|
  • The Del McCoury Band, Birmingham|
  • Reckless Kelly & Joe Ely, Rider In The Rain|
  • Allison Moorer, Marie|
  • Steve Earle, Rednecks|
  • Béla Fleck , Burn On|
  • Sam Bush, Mr. President (Have Pity On The Working Man)|
  • Guster, Memo To My Son|
  • The Duhks, Political Science|
  • Marc Broussard, You Can Leave Your Hat On|
  • Kim Richey, Texas Girl At The Funeral Of Her Father

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