Esistono differenti tipologie di colonne sonore: può esserci un compositore che scrive interamente di propria mano la musica per una determinata opera cinematografica (Morricone); ci possono essere più artisti che scrivono pezzi inediti per un determinato film; ci può essere infine un regista, o chi per esso, che sceglie canzoni più o meno note da inserire nella propria pellicola: quest’ultimo è il nostro caso, se vogliamo il meno interessante da un punto di vista musicale. Questo è il caso di “Sahara”.
Il film in questione, per la regia di Breck Eisner, riprende il bestseller di Clive Cussler: un virus misterioso porta le popolazioni del nord Africa alla follia e ad un inquinamento tale da minacciare la vita di tutto il pianeta terra. Ai nostri eroi, tra i quali compare Penelope Cruz, il compito di individuare ed eliminare la causa di un disastro dalle dimensioni colossali.
Non chiedetemi un giudizio sul film perché non l’ho visto e, in tutta onestà, non credo proprio lo vedrò: occupiamoci piuttosto della sua colonna sonora, basata tendenzialmente su grandi pezzi rock anni settanta associabili con sicuro successo ai film d’azione.
Partiamo dai grandi nomi: apre il magnifico rock dei Faces con “Stay With Me”, tratto da uno dei loro dischi migliori (“A Nod’s As Good As A Wink”, la macchina del tempo è ferma al 1971). Ci sono poi i sudisti Lynyrd Skynyrd, sporchi e cattivi come gli Stones, con “Sweet Home Alabama”: ogni critica su uno dei caposaldi della musica rock è fuori luogo, limitiamoci ad un po’ di sana storia ricordando che venne scritta in risposta a “Southern Man” di Neil Young. Non c’è un attimo per tirare il fiato, ecco gli Steppenwolf: resi famosi da “Born To Be Wild” e “The Pusher”, inseriti nella colonna sonora di “Easy Rider”, sono presenti in “Sahara” con “Magic Carpet Ride”, successo dell’anno seguente all’esordio omonimo targato 1968. Ecco, nella metà disco che presenta pezzi non comparsi nel film, uno dei picchi dei Kinks, storica band britannica anni sessanta e settanta: “In A Foreign Land”, melodica e di sicuro impatto. Ultimo grande nome è quello dei Canned Heat, anch’essi non presenti nella versione cinematografica: “On The Road Again” è una delle hits del gruppo rockblues diventato famoso per aver partecipato al Monterey Pop Festival del 1967 di fianco a gente come Hendrix e The Who.
Tra i rimanenti artisti spiccano i Little Feat, nella sfera delle jambands, i Marshall Tucker con una delle loro hits, la bella “Fire On The Mountain” e “I’m On Fire”, più commerciale, pezzo di successo di uno dei fondatori del power pop: Dwight Twilley.
Posto che nessun critico musicale al mondo potrebbe avere qualcosa da dire sui singoli pezzi, vista la caratura di gran parte di essi, ho comunque delle riserve di carattere logistico e vi faccio due domande: perché inserire nel mezzo della compilation cinque pezzi che nel film non sono neppure apparsi? E soprattutto: che senso ha comprare una compilation che presenta canzoni così famose come sono quelle dei Lynyrd Skynyrd, dei Faces, dei Kinks e chi più ne ha più ne metta? A voi le considerazioni…
Track List: