31/12/2003 | di Christian Verzeletti
Mi piace immaginare Martin Scorsese mentre dirige ad uno ad uno in uno tutti i grandi musicisti coinvolti nel progetto “Martin Scorsese presents the blues”: purtroppo, a livello musicale, la produzione del regista è stata più esecutiva che artistica, ma la serie di sette films, commissionata dal Congresso Americano, ha celebrato l’anno del blues, facendone rivivere la storia, la forza e lo spirito dalle origini fino ai giorni nostri.
L’obiettivo principale è stato di comunicare quel senso di continuità che il blues continua ad avere anche nella musica attuale: per questo avere a disposizione in studio gli artisti avrebbe aumentato la vitalità e la spiritualità delle performances, magari producendo delle sessions da tramandare alla storia. Ma si sa, programmi e tempistiche sono oggi sempre più rigide, per cui la selezione è stata operata a distanza, rovistando tra archivi storici, pezzi di repertorio e rarità incise per l’occasione.
Delle colonne sonore la più interessante è quella della pellicola curata da Wim Wenders, ormai un esperto nel collegare la portata dell’immagine alla capacità evocativa della musica, rock e affini.
“The soul of a man” focalizza l’attenzione sull’opera di tre grandi bluesmen, come J.B. Lenoir, Skip James e Blind Willie Johnson. Wenders fa interpretare i loro pezzi a musicisti moderni, più o meno vicini al blues: oltre alla continuità storica, viene così evidenziata la molteplicità di anime, di varianti che il blues possiede ed offre.
Il cd ha una sua trama interiore, che comunica un senso di evoluzione anche a chi non avesse assistito alla proiezione della pellicola: non sono casuali le scelte di collocare le versioni originali di “Alabama” dopo “The Death Of J.B. Lenoir” di John Mayall e “Crow Jane” a seguito di “Devil got my woman” interpretata da Bonnie Raitt.
A livello qualitativo c’è solo l’imbarazzo della scelta: si va dall’eleganza di Cassandra Wilson alle slabbrature di Jon Spencer, passando per la schizofrenia di Beck e l’ispirazione mistica di Marc Ribot.
Inattese sorprese sono la voce di Shemekia Copeland e l’accoppiata inedita Eagle Eye Cherry / Vernon Reid, mentre Nick Cave e Lou Reed sono come al solito monumentali. Wenders è riuscito ad ottenere da ogni musicista interpretazioni personali, mai scontate e spesso rischiose, coerenti con il tema proposto.
Alla fine l’unico vero rammarico sta nel fatto che i films della serie sono passati poco nelle nostre sale e che il lavoro di ricerca e di interpretazione di questi grandi registi rischia di andare a beneficio “solo” di quella parte di popolo già dedita al blues.
La speranza è, invece, che, di fronte ad un’operazione del genere, anche le generazioni più giovani si lascino stimolare e decidano di scendere nelle profondità del blues.
Track List: