A.a.v.v. - Light of day : a tribute to bruce springsteen

A.a.v.v.

Light of day : a tribute to bruce springsteen

2003 - SCHOOLHOUSE RECORDS

14/12/2003  |  di Simone Broglia

Quando si sente un attore di teatro, seppur bravo ed affermato, recitare “L’infinito” di Leopardi, oppure Rubinstein interpretare e riproporre Rachmaninoff, viene come spontaneo chiedersi se lo scrittore avrebbe letto o espresso così l’opera.
Lo stesso ragionamento credo si possa applicare ad un tributo. Si impone un giudizio molto diverso da quello di un normale album, teso non tanto a dare del disco un’idea unica (sarebbe impossibile viste le differenze di stile e sonorità che connotano gli artisti), quanto a scoprire chi, fra i partecipanti, ha saputo proporre una valida interpretazione del pezzo modellando qualcosa che non gli appartiene.
“Light of day” raduna parecchie interpretazioni di notevole pregio in due cd, presentati da una copertina stupenda (raffigurante la camminata romantica e desolata di Asbury Park).
Il primo disco, ad esempio, contiene “Thunder Road” cantata da Dan Bern, un autore folk-rock, che ripropone, solo con voce, armonica e chitarra acustica, una canzone fra le più belle e rappresentative, per la musica, le parole e il periodo in cui è uscita, del “Boss”. The Clarks reinventano in modo radicale “The River”, “tirandola” con chitarre distorte e graffianti.
Il secondo cd si apre con un grande della canzone d’autore americana, Elvis Costello, che si cimenta con “Brillant disguise”, un pezzo non fra i più significativi di Springsteen, ma reso particolarmente gradevole grazie ad alcuni accorgimenti strumentali, come la maggiore evidenza data a chitarra e voce.
Ben riuscite sono anche “Light of day”, nella versione rhythm’n’blues di Joe Gruschecky, e “Mansion on the hill” proposta con un suono country da Billy Bragg, ormai intimo col mondo dei tributi dopo quello a Woody Guthrie.
Da sottolineare alcune interpretazioni femminili: la voce limpida di Cindy Bullens rende molto intima “If I should fall behind”, mentre Patty Griffin con “Stolen car” e Rosie Flores con “Lucky Town” riescono quasi a non far mancare la voce impastata e grattata di Sprigsteen.
Ma la vera e propria sorpresa è l’esecuzione dei Format di “For you”: la canzone, che era su “Greetings from Asbury Park” (1973), parte in modo essenziale con arpeggio e voce, per esplicitare la bellezza melodica del pezzo, fino al secondo ritornello quando entrano tutti i componenti della band compresi organo, banjo, slide guitar, dando all’interpretazione, sebbene in modo differente, la stessa carica del suo autore.
Ovviamente ci sono anche delle “dolenti note”, perché, quando si rimodella qualcosa, è fondamentale cambiare l’esterno, cioè cucire sul pezzo un vestito nuovo con un lavoro a livello strumentale e vocale: per essere poi indossato, questo vestito deve avere la stessa taglia del precedente. Il primo ad aver sbagliato nel prendere le misure è Mike Rimbaud: la sua resa di “Atlantic city”, così veloce, travisa completamente il testo e le atmosfere della canzone. Lo stesso discorso vale per la versione ska di “Badlands” di Joe D’Urso.
Nel complesso, sebbene risulti difficile valutare la necessità di un ennesimo tributo ad un artista che produce ancora album propri, l’esito dall’ascolto di “Light of day” è
positivo.


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