A.a.v.v. - Goin’ home: a tribute to fats domino

A.a.v.v.

Goin’ home: a tribute to fats domino

2007 - Vanguard Records

13/05/2008  |  di Christian Verzeletti

Non ci fossero i dischi a ricordarci quanto è ancora aperta la ferita di New Orleans, quella tragedia per noi sarebbe passata con la stessa velocità dell’uragano Katrina. Meno male invece che esistono musicisti che continuano a darsi da fare, ad incidere canzoni per la Crescent City e ad organizzare progetti utili alla causa della ricostruzione.
Questo doppio omaggio a Fats Domino è lodevole per due motivi: il primo, quello benefico, è un impegno sacrosanto a devolvere i fondi delle vendite ai bambini delle scuole pubbliche della città e alla Tipitina´s Foundation, associazione fondata dallo stesso Fats a favore della cultura musicale della zona. Il secondo è quello squisitamente musicale che dà senso ad un’operazione di assemblaggio occasionale: è vero che la scaletta è un susseguirsi di duetti e di star più o meno affermate, più o meno ingessate, ma tutti qua si sono messi in gioco per omaggiare la musica del grande Fats Domino.
Al di là della riproposizione di “Ain´t that a shame” nella nota versione di John Lennon, gli altri sono entrati tutti in studio per pagare il loro debito ad un musicista la cui influenza non è mai stata abbastanza riconosciuta (e forse è così grande che mai lo sarà). Da Elton John a Lenny Kravitz, da Ben Harper ad Herbie Hancock, passando per Paul McCartney e Norah Jones, solo per citare i nomi più grossi, ognuno si muove volentieri nel repertorio di colui che è uno dei monumenti di New Orleans (insieme a Louis Armstrong e Dr. John) e soprattutto in un ritmo che mescola r&r, r&b, soul e funk come pochi.
La maggior parte dello spazio a livello di arrangiamenti è occupata ovviamente dal piano, ma l’abbondanza è tale che c’è solo l’imbarazzo della scelta, in linea con la stazza dell’artista omaggiato e di uno stile, suo e di tutta New Orleans.
Noi segnaliamo soprattutto un Robert Plant inedito, in versione gospel, un Neil Young orchestrato e corale, un ritrovato Robbie Robertson e una Bonnie Raitt ancora in forma, ma, tra fiati e vocals, slanci da brass band e take soliste, ce n’è per tutti, anche negli episodi più di esercizio. Giustamente si finisce con un incremento di peso: prima i Los Lobos, poi l’urlaccio di Big Chief Monk Boudreaux e infine una “When the saints go marchin’ in”, affatto scontata, che rimette in gioco tutta la vitalità della città.
Dopo esser stato recuperato sano e salvo dal balcone di casa sua, Fats Domino forse non avrà più l’energia per suonare in prima persona, ma è ancora vivo e la sua musica continua a vivere in molti dei musicisti di oggi.


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