A.a.v.v. - Faber amico fragile

A.a.v.v.

Faber amico fragile

2003 - BMG

02/01/2004  |  di Luca Meneghel

"Si chiama ‘Faber Amico Fragile’ questo miracolo di grazia e di professionalità, questo esempio di solidarietà, perfino di complicità in un gesto d’amore quale è stato questo disco dove i più grandi cantautori italiani si sono raccolti nel ricordo di quello che è stato il maestro di tutti". Con queste parole Fernanda Pivano, grande scrittrice, ma prima di tutto grande amica di Fabrizio De Andrè, ha cercato di descrivere quello che "Faber Amico Fragile" rappresenta.
"Il 12 marzo 2000, a Genova, le puttane e i ministri, gli anarchici e i preti, gli scostumati e gli azzimati, gli anonimi e i famosi, si sono seduti l’uno accanto all’altro per salutare Fabrizio De Andrè", recita la presentazione dell’album contenuta nel booklet: l’album contiene dunque un concerto che ha visto la luce grazie a molti artisti che nel marzo del 2000 si sono ritrovati a Genova per omaggiare Fabrizio, dando vita ad una serata memorabile che, spronata dagli stessi artisti, Dori Ghezzi ha voluto pubblicare su un doppio cd, patrocinato dalla Fondazione De Andrè.
Credo che un qualsiasi tributo si presti ad una doppia lettura: la prima è di carattere simbolico, quello che il disco in questione rappresenta, la seconda è invece di carattere prettamente musicale.
La prima lettura, nel nostro caso, è senza dubbio positiva: il disco è un omaggio spassionato ad un grande maestro, è testimonianza di un grande amore per un uomo speciale ed i ricavati delle vendite saranno totalmente devoluti per progetti di solidarietà sociale. Per molti appassionati di Fabrizio queste premesse saranno sufficienti a giustificare l’acquisto del tributo, che può essere visto come un ricordo, come un concerto emotivamente indimenticabile al quale affezionarsi a prescindere dal contenuto.
La seconda chiave di lettura, riguardante l’aspetto musicale, è più complessa.
Due cd per ventisei interpretazioni dei pezzi più significativi di De Andrè presentano momenti musicali molto intensi e meritevoli: lo Zucchero di "Ho visto Nina volare", la rodata PFM de "Il pescatore", l’ottimo Roberto Ferri in "La romance de Marinelle", la dolcissima "Inverno" di Cecilia Chailly o ancora il ritmo trascinante di "Geordie" nell’esibizione dei Mercanti di Liquore, l’intensità di "Hotel Supramonte" rivista da Vecchioni e "Fiume Sand Creek" con Ligabue alla chitarra acustica. Per quanto riguarda invece il cd nero, nel complesso molto inferiore al bianco, spicca la perfetta "Creuza de ma" di Cristiano De Andrè e Mauro Pagani.
Come in ogni tributo, vi sono però anche delle note stonate: Celentano sbaglia più volte ne "La guerra di Piero", "La ballata del Michè" cantata da Teresa De Sio è improponibile, Jovanotti ce la mette tutta per rovinare "La cattiva strada" riletta in un’improbabile chiave rap, "Canzone per l’estate" di Bennato ci fa chiedere perché per questo pezzo non abbiano chiamato De Gregori.
Preso nella sua integrità "Faber Amico Fragile" è comunque un disco degno di nota, nel quale l’emozione, quella di Vasco Rossi che legge le parole di Fabrizio per introdurre "Amico Fragile" piuttosto che quella di Battiato che scoppia a piangere nel mezzo di "Amore che vieni amore che vai", fanno chiudere un occhio di fronte alla dubbia qualità di alcuni pezzi, interpretati da artisti che comunque hanno cercato di dare il meglio di sé, il tutto nel nome di De Andrè.


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