14/09/2004 | di Christian Verzeletti
Già nel 2002 la Vanguard aveva fatto centro con “Evangeline made”, tributo alla musica Cajun, che aveva riportato all’attenzione della critica e degli appassionati uno stile e una musica che da sempre contribuiscono a rendere fertile il sottosuolo dell’american music.
All’epoca c’era stato chi aveva ipotizzato il tentativo di cavalcare l’onda del successo ottenuto da “O brother, where art thou?” o perlomeno di seguirne le tracce: che si trattasse solo di un’insinuazione gratuita lo dimostra questo “Creole bred”, riconferma del reale interesse della Vanguard verso le radici della tradizione americana.
Se “Evangeline made” era un omaggio al patrimonio della comunità francofona discendente degli Acadiani, “Creole bred” ne è un ulteriore approfondimento: l’obiettivo punta lo zoom ancora sulla musica francese della Louisiana (Cajun) per evidenziarne le caratteristiche di derivazione più urbana (zydeco) e rurale (creole).
Al progetto partecipano Taj Mahal, Michelle Shocked, David Hidalgo, Cyndi Lauper più una nutrita serie di musicisti locali, che hanno fatto la storia del genere.
Quella che potrebbe essere definita come un’operazione di recupero o di revival, è invece un lavoro che sprizza umori e sapori da ogni poro: lo sfrigolio festoso dei cibi piccanti e speziati della Louisiana trova la sua vivace colonna sonora nel suono della fisarmonica, strumento portante del disco e di tutta la musica creole / zydeco.
Protagonista è Nathan Williams che con i suoi Zydeco Cha-Chas fa saltare in padella il soul e il r&b e riesce a rendere credibile anche le interpretazioni di una popstar newyorchese come Cyndi Lauper.
La voce di Taj Mahal è esempio di come blues e country affluiscano e defluiscano da questa musica, ma la vera perla del disco è “Mon Homme Est Pas ´Rivé” una vocal song in cui le voci dei Sweet Honey In The Rock si alzano e si allungano dal Mississippi.
Particolari sono l’uso del fiddle, un’ottava più basso nello strumentale conclusivo, e soprattutto del rubboard, strumento che ricorda l’ambiente della cucina tipicamente creole e zydeco: è una sorta di grattuggia che viene percossa in quasi tutti i brani aumentando le sfumature genuine, anche dei pezzi più carichi come quella “Mon Conné la Cause” trascinata alla voce e alla batteria da David Hidalgo (Los Lobos, per chi non lo sapesse).
Si può poi distinguere la vena più gentile e rurale del creole da quella più spinta e rtimata dello zydeco, ma il vero fine del disco è quello di fornire una versione d’insieme completa e vivace. E se a qualcuno la pietanza dovesse far venire l’acquolina in bocca, consigliamo di riscoprire come i Donna The Buffalo, tanto per fare un nome in territorio americano, e i Chicken Mambo, in casa nostra, abbiano adattato la ricetta.
Track List: