Il vero protagonista di questa compilation è l’etichetta che l’ha registrata e distribuita, la Wrath Records: nata a Leeds come piccola casa organizzatrice di concerti, si è espansa sino ad assumere le sembianze di una vera e propria label indipendente, forte di una corposa scuderia di gruppi indie rock esordienti. Questo “Big Sampler” è un vassoio di assaggi: sei bands e tre canzoni rappresentative ognuno dei gruppi di punta della Wrath, per un totale di diciotto pezzi che possono essere letti come un ampio ventaglio delle diverse facce dell’indie inglese in questi ultimissimi tempi.
La carne al fuoco è molta. Si comincia con i Being 747, band capitanata dall’eccentrico Dave Cooke con due anni di attività ed un disco d’esordio alle spalle: offrono tre pezzi apprezzabili, soprattutto con la voce corposa e i particolari orpelli sonori di “The girl who fell asleep whilst watching her life flash bifore her eyes”, un pezzo dal titolo chilometrico che ci riporta ad alcune geniali intuizioni dei Coral dell’esordio, e con la più dolce “Use your friends” che alterna strofe lente e ritornelli in crescendo.
Il secondo gruppo, gli Stuffy/The Fuses, noti per essere stati più volte proposti dal compianto John Peel, colpiscono per il gran gioco di chitarre tossiche e di melodie ben impostate, ma soprattutto per la voce del cantante, strozzata al punto di spegnersi eppure capace di un pezzo come la grezza e diretta “Where’s the captain?”, che ha tutte le carte in regola per diventare un caposaldo dell’indie rock.
Terzo cavallo della scuderia sono gli Scaramanga Six, un gruppo particolare con una nutrita discografia alle spalle ed un buon numero di pagine a loro dedicate sulla stampa specializzata d’oltremanica: tre pezzi che testimoniano un interessante sincretismo sonoro, che strizza l’occhio al metal (“Poison pen”) piuttosto che al punk e al pop (nella buonissima “Pincers”), senza tralasciare una vena più commerciale nell’orecchiabile “We rode the storm”.
La decima canzone della compilation è poi davvero notevole, con un grande intro di chitarre seguita da strofe delicate, ritornelli eccentrici ed un pregevole assolo: sono i Galitza, band invaghita dell’art rock della quale la maggiore rivista di Leeds ha scritto che “le parole non sono mai abbastanza quando la musica è così buona”; oltre a “You must be the devil” bisogna segnalare anche “Mini bar”, una canzone vicina ai Blur degli esordi che comprende un ottimo duetto vocale maschile e femminile: i Galitza promettono davvero grandi cose, bisogna tenerli d’occhio…
I Les Flames! Suonano invece un hard rock vicino al punk senza però impressionare: canzoni a tratti snervanti e ripetitive (“Une deux trois quatre”) che si riqualificano minimamente nella finale “Commitment to excellence”, lontana comunque dalle buone cose sino qui proposte dalla compilation.
Il finale è lasciato ai più giovani, i Farming Incident, un quintetto multistrumentale che ci regala un sound trascinante e deciso, soprattutto con “The flute of shame” e “Mars tranquillium”.
In conclusione abbiamo una nuova etichetta, la Wrath, in ascesa verso il successo, con una mentalità vincente e una scuderia formata da sei gruppi dei quali cinque di indubbia qualità, che potrebbero andare ad infoltire presto la rosa dei gruppi new rock: Libertines e Strokes sono avvertiti.
Track List: