Cold And Bitter Tears – the songs of Ted Hawkins<small></small>
Americana − Roots − Folk blues rock jazz cajun

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Cold And Bitter Tears – the songs of Ted Hawkins

2016 - Continental Records / IRD
18/01/2016 - di
Ho amato Ted Hawkins, scoperto fortuitamente in tempi in cui il suo nome non appariva in giro da nessuna parte e il suo lp Watch Your Step (Rounder 1982) approdò fresco fresco di stampa sul mio giradischi lasciandomi basito per la bellezza e l’innocenza che tracimava dai suoi solchi; una voce comunicativa ed espresiva come poche, sincera e commovente, con canzoni di una luminosità ancestrale che trapanavano l’anima. Una voce calda e rasposa, vera e smerigliata, tra Sam Cooke, Curtis Mayfield, Otis Clay e un respiro ricco di sentimenti che si accoppiava emotivamente a una chitarra. L’ovvietà fu acquistare poi tutti i suoi albums che uscirono successivamente, dallo splendido Happy Hour ai due volumi On The Boardwalk – Venice Beach Tapes, a I Love You Too, all’ottimo Next Hundred Years che nel 1994 lo ha imposto all’attenzione mondiale, a Final Tour e le varie antologie e dischi postumi con sessions live o inediti e demos recuperati negli archivi.

Una vita tribolata la sua, non proprio fortunata, contrassegnata con l’indigenza e il carcere, si manteneva arrabattandosi a suonare in strada in un angolo della camminata sul lungomare di Venice Beach coniugando sopravvivenza ed espressione artistica; quando la buona sorte sembrava avergli aperto uno spiraglio e acceso le speranze di un riscatto con l’esito positivo di Next Hundred Years e concedendogli una briciola di popolarità che lo portò ad andare in tour toccando anche europa e giappone, il destino beffardo e maligno si è accanito riservandogli un infarto che lo uccise, a soli 58 anni, il 1° gennaio 1995 dopo neanche un anno dall’uscita del cd. Non mi stupisce che la maggior parte delle persone non conosca Ted Hawkins ed è un peccato, ma è nello stato delle cose e il nostro non è un mondo perfetto; i suoi dischi, nella loro preziosità, non sono per tutti, ma sono (e saranno) destinati a coloro che sono dotati di sensibilità. So però per esperienza diretta che chiunque ascolti qualcuna delle sue canzoni ne rimarrà catturato e non potrà fare a meno di apprezzare. Premesso quanto detto, è facile immaginare l’interesse che l’uscita di questo tributo edito a vent’anni dalla morte di Hawkins possa aver destato nello scrivente; è un disco che come tutti i tribute-albums ha delle risposte alternanti, dove accanto a perle luminose abbiamo interpretazioni più ordinarie, più “normali”. Quello che forse manca a parer mio è il mancato coinvolgimento di artisti legati a una visione più bluesy e soulfoul (per esempio uno come Taj Mahal o un suo epigono sarebbero stati perfetti), ma tutto sommato il giudizio finale è da considerarsi positivo.

James Mc Murtry apre le danze con una sapida versione di Big Things spuntando trascendenze cantautorali mentre Kasey Chambers dà una morbida e nostalgica impronta country a Cold And Bitter Tears; Mary Gauthier affronta Sorry You’re con un piglio tormentato e intirizzito (d’altra parte il titolo di questa canzone potremmo tradurlo com “mi dispiace che sei malato”), ma manca forse quel pizzico di enfasi e di pathos che il brano vorrebbe. John Dee Graham fa sua Strange Conversation con suoni di slide e sabbiose atmosfere oscure. I Gave Up All I Had ci viene elargita da Gurf Morlix, qui avvoltolata come una soul-ballad che aggancia l’originale, la voce di Morlix è perfetta e piena di pathos, forse la miglior track del lotto; bella e incipriata di soul Baby è interpretata dalla moglie e dalla figlia Tina e Elizabeth Hawkins.

Happy Hour ci viene resa da Sunny Sweeney come fosse una country ballad un po’ troppo caramellosa, buone versioni di One Hundred Miles (Tim Easton) e I Got I Wanted con un bel solo di chitarra in mezzo (Randy Weeks); ma non sono male memmeno gli umori soulful di Bring It On Home Daddy (Damnations). Adeguatamente rigoroso il primordiale blues acustico di Whole Lotta Women (from Steve James) che ci riporta musicalmente alla città natale di Hawkins: Biloxi [Mississippi] e gradevolissime le atmosfere rootsy&folk di Peace And Happinesss (Evan Felker). Infine, in chiusura, un cameo con un demo inedito di Ted Hawkins: A great New Year, solo voce e cuore.

Track List

  • James McMurtry - Big Things
  • Kasey Chambers - Cold and Bitter Tears
  • Tim Easton - One Hundred Miles
  • Mary Gauthier - Sorry You`re Sick
  • John Dee Graham - Strange Conversation
  • Sunny Sweeney - Happy Hour
  • Randy Weeks - I Got What I Wanted03
  • Tina-Marie Hawkins Fowler and Elizabeth Hawkins - Baby
  • Gurf Morlix - I Gave Up All I Had
  • Danny Barnes - Bad Dog
  • The Damnations - Bring It On Home Daddy
  • Ramsay Midwood - My Last Goodbeye
  • Shinyribs - Who Got My Natural Comb
  • Steve James - Whole Lotta Women
  • Ted Hawkins – A Great New Year (unreleased demo)