Maledetto pop!
Di quello che una volta tanto punti la radiosveglia ed al mattino ti ritrovi con
incollato in testa un refrain a perseguitarti tutta la sacrosanta giornata, del quale
solo la notte seguente sotto le lenzuola, a fatica, riesci a liberarti.
Maledetti 3000 bruchi, che già dalla copertina compiono il delitto di presentare una
delle cose più imbarazzanti viste in un negozio di dischi negli ultimi anni! E se la
voce dapprima sdolcinata e irritante si pone ad ostacolo alla comprensione degli intenti
di questo gruppo, solo dopo ripetuti ascolti (non troppi in verità) si lascia accettare
per quello che in realtà va a rappresentare: l’ennesimo ben riuscito progetto
indipendente di pop estivo, né più né meno. In questa direzione ogni elemento della
musica dei 3000 bruchi ritrova il proprio motivo d’essere, fresca e ben assestata lungo
i binari musically correct di una miscela in cui vengono dosati testi innocui e appena
visionari a sprazzi di elettro-pop aggiornato e nient’affatto improvvisato. Tra le
tracce più interessanti de “Il soprasso”, primo album del gruppo bolognese: “Sa di
naftalina”, amaramente autoironica e di un certo modo di produrre e presentare musica
(appunto), “L’allenamento”, “Comparse a gettone” e “(La mia idea di) Borneo” tutte
simpatiche gemme pop ispirate ad un certo sound indie di stampo Pixies e derivati,
ideali colonne sonore per brevi viaggi in automobile in cui ascoltare qualcosa di
innocuo che induca a muovere la testa a ritmo non può che far bene alla salute.
In fatto di riferimenti la musica dei 3000 bruchi appare sia troppo poco avvicinabile a
quella dei Baustelle, dei quali non basta aver mutuato una certa languida attitudine al
gusto retrò, e nemmeno riconducibile al fintoadolescenzialismo di turno in stile Lunapop
con i quali non condividono il gusto di scrivere “canzoni d’amore” in senso stretto (non
chiedetemi perché l’ho scritto tra virgolette). Non mi vogliano male i 3000 bruchi se,
con la loro nemmeno troppo malcelata attitudine a strizzare l’occhio a modelli di
maggior successo, riesumano dalla mia memoria piuttosto un’infinità di altri nomi durati
una stagione e mezza (qualcuno si ricorda ancora dei SuperB?).
Non credo vedremo mai i 3000 bruchi al Festivalbar o sui palchi dei grandi eventi
estivi. Non per tutti pare esserci posto, soprattutto per il boccone trasversale che
gruppi quali questo rappresentano per lo show business, certamente più incline ad
assimilare un’attitudine maggiormente legata al gusto melodico tradizionale, che nel
campo pop italiano ancora detta legge, piuttosto che quella spiazzante e dal carattere
mutante per definizione che tende a scompigliare le carte del linguaggio pop, come
quella dei 3000 bruchi.
Maledetto pop! Non fate però l’errore di sceglierlo confondendolo con “pop maledetto”,
potreste rimanerne delusi.
Track List: