Mettersi in viaggio con l’intento di fare esperienze delle musiche più disparate, di penetrare luoghi e culture che da sempre ispirano l’espressione più inafferrabile dell’anima umana. Registrare tutto con una videocamera e un portatile e, una volta tornati a casa, aggiungere commenti, ritagli e riflessioni come in un album di ricordi. Quanti di noi hanno sognato un’avventura del genere? Molti l’avranno immaginata nei momenti più ambiziosi dell’adolescenza, alcuni se la porteranno ancora dentro, come un desiderio in cui è bello cullarsi di tanto in tanto. Invece James Cato (ex Faithless) e Duncan Bridgeman (produttore di Duran Duran e Eurythmics) hanno avuto tanto ardore e tanta incoscienza da tentare l’impresa: una volta trovati i finanziamenti, i due si sono imbarcati in un percorso che ha toccato Senegal, Ghana, Sud Africa, Uganda, India, Thailandia, Australia, Nuova Zelanda, USA e Gran Bretagna.
Le dodici tracce del cd contengono episodi da brivido che dovrebbero avere una resa ancora più ampia nel dvd di imminente uscita: la voce senza latitudine del senegalese Baaba Maal, un ensemble di xilofoni dell’Uganda, gli stacchi vocali delle Mahotella Queens del Sudafrica, un quartetto d’archi di Soweto, un flauto indiano che suona con percussioni turche, musicisti di strada che partecipano spontaneamente.
Come se non bastasse, Jamie e Duncan hanno aggiunto interventi di alcuni dei loro eroi, vale a dire Michael Stipe, Grant Lee Philips, Johnny Clegg, ma anche Neneh Cherry e Robbie Williams, tanto per fare qualche nome, senza paura di suonare blasfemi. E raggiungendo territori che gli stessi loro idoli non osano.
Dodici tematiche (denaro, fede, cultura, sesso, blasfemia e così via, una per canzone) il cui spessore è aumentato dallo spoken word di scrittori e di menti libere come Tom Robbins, Kurt Vonnegut e Dennis Hopper.
Ne esce un vero lavoro di world music, finalmente nel rispetto del termine: una fusione di stili e di culture, di ritmi e di strumenti, del tutto genuina e vissuta.
Ad un primo ascolto, l’effetto è simile al vortice di emozioni in cui i libri di Verne, di Salgari e “2001 Odissea” di Kubrick riuscivano a risucchiare: una realtà affascinante, apparentemente nuova, non importa quanto fittizia, ma in cui è possibile sperare. Grazie alla tecnologia moderna, quello che avrebbe potuto essere solo un documentario interessante, mantiene il ritmo di un viaggio invidiabile e presenta un mondo utopico, unito, nella sua diversità, molto più di quanto il termine globale dica.
Ancora una volta, più che l’economia e la politica, sono la musica, la parola, il ritmo dei popoli e delle loro anime a comunicare la vitalità di possibili comunioni e condivisioni.
Cato e Bridgeman sono abilissimi nel creare le maglie adatte su cui intrecciare i suoni raccolti: ora un tappeto di tastiere che crea l’atmosfera, ora qualche campionatura, qualche giro di scratch o dei suoni elettronici in alternanza con il calore delle percussioni africane.
Il bello di questo cd è che potete godervelo in camera vostra o spararvelo a tutto volume in auto, tanto è colmo di soul moderno, new age, dance, pop, rap e folk.
Per chi è scettico sull’intensità dell’operazione, valga il pensiero di Michael Franti, che è anche una riflessione sulla captatio dell’arte: “non camminiamo a fianco di fantasmi / ma siamo vivi con lo spirito della nostra passione”. Alla fine non sembra nemmeno poi tanto fuori luogo il nome del progetto, che cita la famosa frase di Neil Armstrong, appena sbarcato sulla luna. Non avranno scoperto nessun pianeta, ma ci indicano come guardare al nostro: e questo sarebbe davvero un bel balzo in avanti per l’umanità.
Discografia:
1 GIANT LEAP 2002, PALM PICTURES LTD.
Track List: