06/06/2011 | di Vito Sartor
La crescita artistica degli Okkervil River ha qualcosa di eccezionale ma non sempre è stata chiara: partendo dai due lavori più importanti The Stand Ins (2008) e The Stage Names (2007) la loro musica si poteva dire fondata su un folk rock alternativo, sempre elegante ma diretto; in particolar modo l'ultimo album, The Stand Ins, basava la sua sorte su una poesia e una filosofia che andava a braccetto con certo intellettualismo di provincia, costituita da un’eleganza melodica sempre ricercata da sensazioni filosofiche, in cui l'uso degli strumenti poggiava sull’apporto di tanti elementi, anche nei set dal vivo.
Poi da Will Sheff e compagni c'è stato regalato un po' di silenzio facendoci temere il peggio, anche se qualcosa dietro l'angolo si vedeva: dopo qualche parentesi discografica (la raccolta di cover Golden Opportunities e il progetto 13th Floor Elevators con Rocky Ericson), finalmente la notizia nel sentire che il leader era al lavoro ma da solo; infatti le registrazioni di I Am Very Far sono iniziate due anni abbondanti dopo l'ultimo lavoro in studio, ci ha fatto tirare un sospiro di sollievo. Il presagio che Sheff stesse cercando la strada giusta strada ormai evidente, stava da tempo approfondendo le sue passioni, le sue ansie, cercando ad ogni costo la corrente giusta per esprimere ciò che fino ad ora aveva fatto un suono tutto sommato fondato sul pop e sul folk.
Cosa è rimasto in I Am Very Far dei vecchi Okkervil River? Innanzitutto la ricerca nei testi, l'espressioni di pensieri portati all'eccesso, logorroico allo stato puro, ricerca di sensazioni sempre messe in primo piano, immagini che attraversano lente la mente, ma che all'ascoltatore sfuggono via parecchie volte prima di essere inquadrate, digerite e godute. Il suono di I Am Very Far prima di tutto disorienta, sopratutto nei primi due brani, anche se con Rider e Lay of the survivor, ritornano ad essere quelli di un tempo, "melodici americani", e per questo epici, nella sua complessità di strati sonori che si sovrappongono ad ogni strofa. Diverso quello che succede in Piratess dove il rock spinge il brano, ma il tutto sembra segmentato da un approccio alternativo che del resto punta ad essere qualcosa in più.
Si, Will Sheff e band, devono averci passato notti insonni intorno a questi ritornelli, all'elaborazione sonora, trovare sempre la melodia giusta senza mai scadere nell'ovvio o meglio cercando di allontanarsi il più possibile dall'idea di un lavoro uguale ai precedenti: l'idea di Will è sempre stata quella di creare intorno a ballate e pezzi rock diretti l'idea della super big band (pare che siano arrivati ad essere in 14 e il booklet in questo parla chiaro), capace di aggiungersi ad ogni passaggio con classe ed eleganza barocca, forse scopiazzando qua e là da gente come Arcade Fire, ma tutto sommato spingendosi nell’innovazione. Chitarre diverse che suonano ritmiche all’unisono, sovrapposte di tanto in tanto a steel, tastiere, se non in qualche lasso di tempo sessioni elettroniche e arrangiamenti orchestrali, come si sottolinea ancora nella trionfante White shadow waltz. La voce del leader innalza sempre il sound di questo splendido album ma allo stesso tempo cerca supporto o soffre il suo ruolo guida: dimostra drammaticità senza eccedere nell'egocentrismo, anche nei momenti più espressivi e teatrali, sembra di assistere ad un esercizio accademico di melodramma (il suo), ma allo stesso tempo pare tenersi in ombra o addirittura cercare l'appoggio esterno di un coro come di fatto avviene in We need a myth in cui si affiancano archi e fiati, o ancora nei cori seventies e folk di Wake and be find in un tripudio di emozione e classe.
Più si ascolta con attenzione I Am Very Far più se ne comprende il senso, un album costellato da giusti toni trionfali, ma anche pieno di episodi di rara bellezza: basta leggere i due capitoli conclusivi del disco dalla giusta angolazione, per capire il senso di quantità sonora voluta dalla band ma sopratutto dal suo leader che ha guidato e assecondato ogni sua visione per un risultato che semmai farà discutere ma non può essere penalizzato
Track List: