Metropol Parasol: il rock and roll fuori dai denti

Metropol Parasol: il rock and roll fuori dai denti


11/10/2017 - News di Indiemood

I Metropol Parasol sono un trio di Viareggio dall’attitudine rock and roll, che fa subito pensare a live fumosi in club avvolti dalla penombra in una strada vuota. Mentre li ascolti vorresti essere davanti a un palco gremito di persone che saltano e sudano, con una birra media alla mano e una maglietta dei Verdena o degli Afterhours.

I bassi aggressivi e distorti, le parole gridate nel microfono, la rabbia e i contenuti verbali ricordano immediatamente i Ministri e i Fask dei primi dischi, i Gazebo Penguins di Raudo e Legna, insomma, il rock italiano contemporaneo da poghi e braccia alzate.

Una voce, una batteria e un basso ideati e registrati con spontaneità e tempestività, a quanto dicono i componenti della band nelle varie interviste.

Non si può mentire, “Farabola” è un disco schietto, di facile ascolto e di familiarità sonora per chi naviga nelle acque dell’indie-rock italiano, ma contiene delle sfumature interessanti e suona limpido, onesto e quasi fuori tempo.

Lo stesso primo singolo I.n.n.O. è quel brano da ascoltare in autostrada cantando a squarciagola la frase “Ma la voglia di scappare quella non cel’ho più”.

I testi di “Farabola” toccano le tematiche più svariate, sempre incentrate su frasi fulminee che restano in testa come un mantra.

Ascoltando Onde per esempio, non si può non togliersi le cuffie continuando a ripetere mentalmente “Con il maglione a Bangkok che cazzo ci fai?”.

Con questo pezzo si pensa subito all’eco degli Zen Circus che ci confessano che “le paure non han fissa dimora, le vostre svolte son sogni di gloria”. Londra e l’Australia sono mete idilliache verso cui fuggire quando la propria città d’origine sembra prosciugata dagli stimoli. Ma se torniamo all’incipit dell’album la voglia di evasione è ormai svanita e c’è un desiderio di stabilizzarsi, di affrontare il presente a testa alta, magari imbracciando una chitarra e cercando di varcare i confini di un piccolo comune toscano per vedere se ci sono orecchie sconosciute pronte ad ascoltarti e capirti.

“Farabola” sembra fino a qui un disco coerente ma il flusso punk rock viene interrotto da due tracce molto diverse dalle altre: la prima è Garrincha, brano elettronico e intimo scandito da un coro femminile etereo, la seconda è Millenovecentonovantasei (Ondina) dal mood estremamente indie-pop, con gli ormai iper utilizzati synth taglienti e i ritornelli trascinati che riportano al mondo di Cambogia, Colombre, Gazzelle e colleghi della scena italiana contemporanea.

Si parla d’amore, di rassegnazione, di incomprensione, ma senza toni disperati, semplicemente accettando le cose con una punta di cinismo.

Non si capisce dunque fino in fondo l’intento di questi tre apparenti ragazzacci, che ci mostrano però una versatilità insolita per un disco di questo stampo.

La band ha appena iniziato un tour che toccherà varie regioni della penisola e sicuramente la curiosità di vederli con gli strumenti tra le mani è forte. Che volto mostreranno i Metropol Parasol dal vivo? Riusciranno a esprimere la loro identità così multiforme pur comunicando un messaggio chiaro e univoco?